Il racconto di Valeria e Stephanie, l’esperienza di due veterinarie nell’isola di Sao Vicente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste brevi e intense righe ricevute dalla dott.ssa Stephanie Tailhardat, veterinario di Parma, che ha trascorso a Mindelo una settimana come volontaria nel mese di marzo:

Nella foto a sinistra Branca.

“Prima esperienza, meravigliosa, nonostante la breve durata dovuta agli impegni della vita.

Un’esperienza che non vedo l’ora di ripetere appena ne avrò la possibilità.  Senz’altro è stato l’inizio di un sogno realizzato; perché chi meglio degli animali ti riempie di mille sentimenti! Sono da sempre convinta di esercitare il più bel mestiere del mondo, grazie al rapporto con loro, che mi dà tanta, tanta felicità.

Credo che aiutare un cane o un gatto sia anche un modo di aiutare chi ci sta vicino, perchè insengnando a rispettare chi la parola non ce l’ha, insegniamo indirettamente il rispetto fra la gente. Dobbiamo far capire a questo popolo, che non è uccidendo che il problema scompare, ma è affrontandolo che si risolve”.

Nella foto in alto a destra la dott.ssa Tailhardat mentre soccorre una cagna con un grave prolasso uterino. La cagna è stata operata, sta bene ed ora è a casa con i suoi padroni.

Dobbiamo aiutare queste persone a credere che anche la loro propria salute dipende dagli animali che sono loro vicini. Dobbiamo aiutarli a combattere le zoonosi, pane quotidiano delle tante visite al centro. Aiutiamoli semplicemente a credere che cani e gatti, come loro, sono SiMaBÔ”.

Insieme a lei è arrivata a Mindelo la dott.ssa Valeria Barbieri, di Milano, che scrive della sua esperienza con noi:

Nella foto a sinistra la Dott.ssa Barbieri durante una visita.

“Appena tornata ti prende un senso di vuoto e d’impotenza, è la consapevolezza di aver fatto solo una piccola parte di quello che ci sarebbe da fare a Mindelo, di quello che avresti voluto fare…Chi di noi non sogna di cambiare un po’ il mondo? Poi ripensi ai musi che ti accolgono al rifugio, allo scodinzolìo vivace dei pazienti che ora grazie a te stanno meglio e ti convinci che nel tuo piccolo qualcosa hai fatto, fosse anche solo per uno di loro.

Questi sono i sentimenti contrastanti che ti prendono quando, tornata a casa, ripensi a questa meravigliosa esperienza. Qualcuno diceva che sarebbe stato particolarmente duro e psicologicamente stressante, io non l’ho recepito in questo modo, l’ho trovata semplicemente “un’avventura” in grado di arricchirmi umanamente come nessun’altra struttura veterinaria “civilizzata” potrebbe fare.

E’ un’esperienza che tutti dovrebbero fare per capire veramente quanto possiamo fare con pochissimi mezzi a disposizione”.

Nella foto a sinistra persone in attesa di far visitare i propri animali.

“Prima della partenza mi arrovellavo sul come avrei potuto fare una cosa o l’altra senza determinati strumenti e su come avrei potuto gestire delle persone di cui non capivo il linguaggio e che ritenevo improbabile possedessero uno “spirito animalista” come lo intendiamo noi europei…beh niente di più sbagliato!

Ho trovato persone che, nonostante le ristrettezze, sono disponibili e desiderose di fare il bene del proprio animale, che si fidano ciecamente di te e che sono capaci di grandi gesti (come portare in autobus una gatta avvelenata da 12 km di distanza).

Sono rimasta colpita dalla semplicità con cui vivono il loro rapporto con il loro coinquilini a quattro zampe, un rapporto senza fronzoli ma rispettoso. E sono tornata a casa contenta di aver constatato che, nonostante siano una minoranza, queste persone contribuiranno a diffondere la cultura del rispetto di cani  gatti”.

Da sx a dx, la dott. Barbieri, la dott. Sabatini, la dott. Brignola e la dott. Tailhardat in uno dei rari momenti di riposo, in visita a Chupeta e Nanda, due cani di strada raccolti, curati e sterilizzati da SIMABÔ e poi adottati in una fattoria in piena campagna.

“Le persone incontrate, dai responsabili dell’associazione ai volontari, al personale capoverdiano sono splendide, sorridenti e disponibili, penso che non avrei potuto trovare di meglio; per questo mi auguro di poter ripetere l’esperienza quanto prima.

A chi fosse in dubbio sulla partenza dico di andare, perché dal punto di vista medico ti permette di acquisire dimestichezza con patologie che in Italia si vedono poco frequentemente (attenzione pero’! Ai colleghi meno esperti: non pensate di andare a Mindelo per impratichirvi, anzi arrivateci gia’ ben preparati a gestire almeno le emergenze tossicologiche e traumatologiche!!!!! Altrimenti fareste grossi danni!), e dal punto di vista umano è un esperienza impareggiabile…

Grazie a tutti.

Valeria”


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