Archivio per settembre 2010

5.000 leghe sopra i mari… Quando la fantascienza diventa realtà!

Giuseppe Arini, titolare della BE.AR, Paolo Manzoni, presidente di SIMABÔ Onlus e Elena Musso, all’arrivo del nostro pallet da Genova.

Tutto è cominciato all’inizio dell’anno, quando Giuseppe Arini, titolare della BE.AR., forse il maggior importatore di pneumatici di Capo Verde e grande amico dei cani, ci ha generosamente offerto un metro cubo di spazio gratuito nei suoi container che arrivano periodicamente a Sao Vicente dall’Italia. “Dovete solo farmi arrivare il pallet confezionato a Bologna, poi al resto penso io!” “Caspita, che bellezza!” è stata la prima reazione. Ma come si fa, a far arrivare a Bologna un pallet di un metro cubo confezionato stando a Capo Verde?!?!

Lara Bardelli davanti al suo studio di tatuaggi e piercing a Carpi, con uno scatolone destinato a SI MA BÔ.

Per  fortuna Massimo (Siri), il mio grande amico di AgireOra Alessandria e fantastico organizzatore di grandi eventi con pochissime risorse, finanziarie e umane, mi aveva insegnato che non esiste compito che non possa essere suddiviso in tante fasi sufficientemente “piccole” da poter essere poi eseguite da una sola persona, raggiungendo così la massima efficienza con pochi mezzi. Insomma: tutta questione di organizzazione!

Alessandro e Max mentre trasferiscono nottetempo il materiale raccolto a Carpi sul pick up per la consegna ai magazzini della BE.AR. a Bologna.

In questo caso si trattava di creare innanzi tutto un centro di raccolta dove potessero essere radunate le donazioni, quindi di trovare qualcuno che mettesse a disposizione un certo spazio e che potesse anche ricevere pacchi per posta, poi ci voleva qualcuno in grado di confezionare un pallet e movimentarlo e poi qualcuno con un mezzo abbastanza grande per portarlo a Bologna, il tutto a distanze il più possibile ravvicinate per non far lievitare troppo i costi di trasporto. “Ce la faremo mai?” ci siamo chiesti per mesi…

Il pick up con il carico pronto per essere confezionato.

Ebbene, sì, ce l’abbiamo fatta! Il centro di raccolta è stato costituito a metà aprile grazie all’impegno di Lara Bardelli dello studio di tatuaggi e piercing WILD INSTINCT di Carpi (BO) e di Alessandro Campana del pub IL COVO di Manzolino di Castelfranco Emilia (MO), che si sono poi dati da fare per sollecitare donazioni provenienti da varie parti d’Italia. Gli oggetti donati sono stati poi consegnati a Max Mengoli di Rastignano (BO), che si era reso disponibile con il suo pick up fin dal mese di febbraio e che ha provveduto anche al confezionamento del pallet.

Max, la mattina della partenza del nostro pallet per Bologna.

Nel frattempo, dietro le quinte, si muoveva il commercialista, la ragioniera Claudia Punzo, per cercare di capire, grazie anche alla gentilissima collaborazione dei dipendenti del Gruppo Scerni, lo spedizioniere della BE.AR. quali fossero i documenti necessari per il trasporto. Così, quando è stata comunicata la data di spedizione del pallet, tutto era pronto. A Capo Verde avremmo avuto ancora un mese di tempo per svolgere le pratiche per l’iscrizione di SI MA BÔ nelle liste degli aventi diritto all’esenzione delle tasse d’importazione, che a Capo Verde sono salatissime.

Il container con il nostro pallet all'imbocco del magazzino della BE.AR. a Sao Vicente.

Il pallet è arrivato puntualissimo il 29 luglio, il 4 agosto è stato aperto il container e il pallet è stato trasferito nei magazzini doganali. Nessuno sapeva dirci quanto sarebbe durata la “quarantena”, avevamo sentito racconti di carichi che erano rimasti in attesa dei documenti dello spedizioniere capoverdiano addirittura per mesi… a un nostro conoscente gelataio era venuto l’esaurimento ad osservare per settimane il suo delicato carico di preparati chiuso nel container sotto il sole in attesa di non si sa quale timbro…  L’unica era mettersi tranquilli ad aspettare.

Paolo di fronte ai magazzini doganali dopo aver recuperato il prezioso pallet.

Ma noi avevamo uno spedizioniere speciale, il signor Djony della Silvestre Pinto Lopes da  Silva, che oltre ad essere gentilissimo, ha sbrigato tutte le pratiche in men che non si dica, cosicché noi abbiamo potuto prelevare il nostro pallet già venerdì 13  (e c’è ancora chi non ci crede!) agosto per la modica somma di 3.000 scudi, pari a nemmeno 30 euro!

Missy, Pina, Branca, Patì e Fufi, ospiti del rifugio, osservano curiose l'arrivo del pallet di donazioni.

Grazie a tutti per la collaborazione, l’impegno e la solidarietà! E naturalmente grazie ai donatori che ci hanno inviato trasportini, giochini, cibo, un armadietto utilissimo per conservare i farmaci, un monitor da collegare a un vecchio computer che presto dovrà ospitare il sistema di gestione delle cartelle cliniche e persino un piccolo frigorifero per conservare i farmaci al fresco!

L’arrivo del pallet in sede. Chi l’avrebbe mai detto?

Entrata in sede del frigo della Derby gentilmente donato da IL COVO PUB per conservare i farmaci al fresco.

Il nostro Ciechino, ispeziona minuziosamente alcuni dei trasportini appena arrivati, mentre Silvestra e Neretta effettuano il collaudo. Sullo sfondo i contenitori della farmacia, donati dalla COPA, il nostro maggiore sostenitore capoverdiano.

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Storie di bambini e di animali

Bambini del Nho Djunga insieme all'educatore che li ha accompagnati a scegliere due cagnolini.

Questa settimana è successa una cosa speciale: il nostro rifugio è stato visitato da un educatore dell’Istituto Nho Djunga, il più grande centro per adolescenti a rischio del distretto di Barlavento, che ha accompagnato alcuni bambini ospiti a scegliere due cagnolini per portare affetto e allegria nel loro grande cortile. Hanno scelto Criola e Neve.
 

Alcuni degli ospiti del rifugio ormai guariti e in attesa di adozione. In primo piano Boxer, che ha perso una zampa posteriore in un incidente stradale e ci ha messo un po' di tempo a coonvincersi che era ora di tornare a casa sua. Carla, la bianca e nera sorella di Oi Pret e di Coelho, figlie della mitica Nakuka; Pina, la cagnina più lamentosa del mondo, con la sua zampina anchilosata, anche lei vittima della strada a pochi mesi di vita. Addosso a lei Cenoura (Carota), arrivata al rifugio piccolissima e inadottabile perché troppo affezionata alle sue compagne, scappa da tutti i nuovi padroni. In fondo Didì, raccolto dai cassonetti con il fratello, già adottato parecchie volte ma poi sempre tornato da solo al rifugio, dove lo aspettano ogni giorno il favoloso riso con il pesce di dona Nanda, acqua fresca in abbondanza nonché le visite di amici, veterinari e volontari. Dove potrebbe stare meglio?!?

 
Criola ci era stata portata piccolissima da una ragazzina perché aveva preso la rogna e sua nonna non la voleva più in casa, ma lei non voleva abbandonarla per strada come fanno tutti qui. Le abbiamo spiegato che poteva venire a riprenderla quando fosse guarita, ma non è mai tornata. Così Criola è cresciuta con noi. Neve l’ho trovata un bel giorno legata in fondo alla scala d’ingresso di casa mia. Era in buone condizioni e nessuno sa perché l’abbiano abbandonata. Ed essendo veramente una bellissima cagnina, non ha dovuto attendere a lungo un nuovo padrone.

Neve appena arrivata ispeziona accuratamente il grande cortile del Nho Djunga.

Il Nho Djunga è un’istitutuzione molto ben conosciuta a SaoVicente e in tutto Capo Verde. Il suo nome deriva da quello del signor Nho Djunga, che già molto prima dell’indipendenza (1975) si prendeva cura dei bambini abbandonati, accogliendoli nella propria casa e offrendogli un’istruzione.

L'edificio che ospita l'Istituto per minori Nho Djunga, ora partner di SI MA BÔ.

L’Istituto ospita oggi 190 bambini e ragazzi a rischio nel centro diurno e 40 in convitto, offrendo loro una casa, un’istruzione e una formazione professionale (corsi di un anno per aiuto falegname, fabbro e elettricista).  Alcuni ospiti continuano poi la propria formazione professionale fuori dall’istituto, ma la maggior parte di loro desiderano diventare indipendenti e trovarsi al più presto un lavoro per poter vivere finalmente in modo dignitoso, dopo tante difficoltà. Ottenenere e conservare un posto al Njo Djunga non è da tutti e vi riescono solo i ragazzi che, nonostante la giovane età, decidono consapevolmente di prendere in mano la propria vita e di sfruttare l’occasione che gli è data per trarne profitto. Quindi quando escono hanno una buona preparazione e il mercato li assorbe facilmente. Alla sera le aule del Nho Djunga vengono utilizzate per corsi serali  per adulti. Alcune fotografie sono visibili alla pagina http://www.bela-vista.net/Promocao-Social/Youth.htm. 

 

Uno degli ospiti è andato a recuperare Criola per fare la foto di gruppo.

Al pian terreno dell’edificio Nho Djunga opera una ONG locale, con una scuola materna che accoglie bambini di famiglie disagiate al fine di prevenire forme di esclusione sociale. La maggior parte dei piccoli ospiti proviene da famiglie con genitori tossicodipendenti o con problemi di alcolismo, o affetti da disturbi mentali e comportamentali che non sono in grado di prendersi cura di loro adeguatamente.  

Foto di gruppo dei bambini del Nho Djunga con Neve e Criola, le due cagnoline adottate da SI MA BÔ

Al ritorno “a casa” con le cagnoline, i bambini sono stati accompagnati dalla nostra guardia zoofila che ha fatto una bella foto di gruppo. Auguriamo agli ospiti di Nho Djunga e alle nostre cagnoline giorni e giochi felici. 


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