Da Torino a Mindelo: quindici giorni con i cani di Simabô

Il dottor Sergio Saglia con Tatiana, responsabile del passeggio dei cani del rifugio, e sonia, segretaria e responsabile delle cartelle cliniche di SIMABO.

Il dottor Sergio Saglia con Tatiana, responsabile del passeggio dei cani del rifugio, e Sonia, segretaria e responsabile delle cartelle cliniche di SIMABO.

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di SIMABÔ  per caso, a un congresso veterinario c’era un minuscolo banchetto con del materiale promozionale che parlava dei  cani di Capo Verde.

Mi ha incuriosito sapere che c’è un’organizzazione italiana che che opera in un piccolo lembo di terra disperso nell’Oceano Atlantico…. alcuni minuscoli puntini tra Africa e Sudamerica, e così ho cominciato ad informarmi sull’operato di questa organizzazione.

L-instancabile dottoressa Raineri con il banchetto di SIMABO al congresso AIVPA 2012

L’instancabile dottoressa Raineri, direttore sanitario del Centro Veterinario Monviso di Pinerolo nonché della nostra clinica di Mindelo – Capo Verde, con il banchetto di SIMABO al congresso AIVPA 2012.  Cogliamo l’occasione per ringraziare sentitamente AIVPA dell’ospitalità e della possibilità che ci offre ogni anno di contattare veterinari di tutta Italia.

Dal punto di vista umano sentivo il desiderio di mettere disposizione di chi ha bisogno la mia esperienza, il mio tempo, perchè sono fermamente convinto che nella vita, bisogna sapere dare, regalare agli altri, almeno tanto quanto si è ricevuto dall’Universo.

In questo senso, noi occidentali siamo fortunati, abbiamo ricevuto molto, moltissimo e spesso a scapito di altri popoli che in passato abbiamo sfruttato. Io sento un po’ questo senso di responsabilità storica e quindi il rivolgermi ad una realtà africana mi è sembrata la cosa giusta da fare.

Da un punto di vista più personale non nascondo che si è anche trattato di una sfida, un rimettersi in discussione, perchè arrivati a 50 anni, la tentazione di sedersi e godersi le comodità, direi i lussi della  vita quotidiana è forte, ma io non voglio fermarmi, ci sono ancora troppe cose belle che voglio fare prima di andare in pensione!

Quindi ho deciso che questa era un’esperienza che dovevo fare.

Il dottor Saglia con Pretinha una piccola ricoverata del rifugio di SIMABO.

Il dottor Saglia con Pretinha, una piccola ricoverata del rifugio di SIMABO.

Mi sono messo in contatto qui in Italia, con la Dott.ssa Rossana Raineri e poi con la responsabile del progetto, la vulcanica Silvia,  e dopo uno scambio di informazioni e di opinioni talora non sempre perfettamente allineate, abbiamo concordato la data di partenza.

Avendo in gioventù già lavorato in canile, mi ero fatto un’idea di cosa mi aspettasse, o meglio pensavo di sapere cosa mi aspettasse, ma un’ora dopo essere arrivato in Associazione mi sono accorto che la mia idea era completamente da rivalutare !!

Era una situazione molto diversa da qualsiasi scenario che mi ero immaginato, era un film che non avevo mai visto!!

Uno dei tanti splendidi pazienti del dottor Saglia

Uno dei tanti splendidi pazienti del dottor Saglia…

Orecchia infestata di zecche: forse la principale causa di malattia tra i cani di Capo Verde.

e qui il suo orecchio infestato di zecche: forse la principale causa di malattia tra i cani di Capo Verde.

Non avevo mai visto animali così infestati da zecche, pulci, pidocchi, acari…

non avevo mai visto così tanti animali feriti, fratturati….

non avevo mai visto così tanti tumori di Sticker…

non avevo mai visto tanti cani così magri da poter quasi fare le radiografie in controluce…

Ma non avevo nemmeno mai visto così tanti cani mansueti e trattabili, direi quasi collaborativi, non avevo mai visto così tanti cani sconosciuti andare d’accordo tra di loro e convivere senza risse, non avevo mai visto così tanti bambini giocare e prendersi cura dei cuccioli in piena libertà…

Una bambina pesa il suo cane per calcolare l-anestesia per la sterilizzazione

Una bambina pesa il suo cane per calcolare la anestesia per la sterilizzazione. Ad aiutarla Ravì, il nostro autista tuttofare, una delle  maggiori rivelazioni di SIMABO.

Insomma di cose che non avevo mai visto, ce n’erano parecchie.

Tornando per un attimo al discorso delle comodità che ho fatto prima, anche qui di cose nuove e diverse ce n’erano.

Non voglio apparire presuntuoso, ma nella mia struttura (che non è una mega clinica ma una normale struttura di una città media) siamo almeno in 3 quando si opera un cane: il chirurgo (io), l’anestesista e l’aiuto, oltre all’infermiere che prepara il paziente.

A Capo Verde la situazione è un po’ diversa: c’è il chirurgo (io), l’anestesista (io) l’aiuto (io) oltre ai volontari che portano i pazienti.

Ora ho un po’ esagerato, così sembra che faccia tutto da solo; in realtà il ruolo dell’aiuto è svolto da una persona speciale che si chiama Nanda e che con la sua energia e intraprendenza manda avanti la clinica.

Da sinista a destra: Nanda, l'aiuto di sala operatoria e infermiera tuttofare, Sonia, sempre con qualche documento in mano, e Lucia, la responsabile delle pulizie e delal cucina del rifugio. Tre persone davvero instancabili e insostituibili.

Da sinista a destra: Nanda, l’aiuto di sala operatoria e infermiera tuttofare, Sonia, sempre con qualche documento in mano, e Lucia, la responsabile delle pulizie e della cucina del rifugio. Tre persone davvero instancabili e insostituibili.

E’ lei che si occupa delle medicazioni, delle terapie, dei trattamenti antiparassitari ed è lei che mi ha aiutato soprattutto in queste due settimane nella chirurgia.

E’ veramente una persona fuori dal comune, una donna con una verve, con una carica vitale inesauribile, che contagia anche chi gli sta vicino.

Comunque sia, anche se l’aiuto di Nanda e delle altre persone che lavorano in Simabo è stato determinante, ciò nondimeno è vero che il peso della responsabilità è molto forte.

Il ruolo che riveste il veterinario, lo porta a dover prendere rapidamente delle decisioni sulla vita e sulla morte di un paziente, a dover fare la scelta più giusta per la collettività, magari a scapito del singolo individuo, a dover impostare la terapia per un animale che sta male avendo a disposizione pochissimi farmaci e praticamente nessun ausilio diagnostico se non il proprio intuito e la propria esperienza.

Un povero cane con le orecchie mangiate dai parassiti

Un povero cane con le orecchie mangiate dai parassiti

Tutto questo rappresenta un carico emotivo piuttosto pesante che, sommato alla fatica fisica di restare per 6-7 ore in piedi accanto ad un tavolo ad operare, fa arrivare alla sera esausti.

Per contro è vero che, finita la giornata lavorativa, bastano due passi in riva al mare o per il centro di Mindelo per scaricare la tensione e la stanchezza accumulata durante il giorno.

L’ ambiente nuovo e diverso, insieme alla mancanza del cellulare e dell’auto, per me è stata la miglior cura disintossicante e ricostituente che potessi mai fare.

Quando si è così lontani da casa, in un posto sconosciuto, dove anche la lingua è difficile da comprendere, la suddivisione del tempo che siamo abituati a fare tra lavoro e tempo libero cambia di parecchio. Oltre a lavorare (nel senso più ovvio del termine) non restava molto altro da fare, almeno per me, perchè mi premeva dare il massimo per il breve tempo che rimanevo ospite di Simabô e sentivo il dovere morale di “produrre” il più possibile per ricambiare la fiducia e l’ospitalità così famigliare che ho ricevuto. E quindi la sera magari studiavo la terapia più adatta a quel caso clinico visto durante il giorno, o pensavo a pianificare il lavoro per il giorno successivo, preparavo il materiale e i farmaci che potevano servirmi l’indomani.

La giornata di lavoro del dottor Saglia non finiva in clinica... Eccolo a casa mentre allaccia il grembiule a un cagnina che per difficoltà di coagulazione dovuti probabilmente all'erlichiosi provocata dalle zecche, ha avuto problemi di cicatrizzazione della ferita della sterilizazione. Per tenerla meglio sotto controllo e scongiurare il rischio di emorragie, l'avevamo portata a casa.

La giornata di lavoro del dottor Saglia non finiva in clinica… Eccolo a casa mentre allaccia il grembiule a un cagnina che per difficoltà di coagulazione dovuti probabilmente all’erlichiosi provocata dalle zecche, ha avuto problemi di cicatrizzazione della ferita della sterilizazione. Così, per tenerla meglio sotto controllo e scongiurare il rischio di emorragie, l’avevamo portata a casa

Tirando le somme, ritengo che sia stata un’esperienza molto positiva sotto tutti i punti di vista, umano e professionale.

E’ un’esperienza che mi sento di consigliare vivamente a tutti: ai giovani colleghi serve soprattutto come fonte inesauribile di esperienza, intesa sia come manualità vera e propria sia come approccio “problem solving”.

A chi ha già qualche anno e  qualche capello grigio in più questa esperienza porta la profonda gratificazione di fare qualcosa di veramente utile e importante, dare il proprio contributo al prossimo, aiutare chi ne ha bisogno.

Un profondo e sentito ringraziamento va a tutto il personale capoverdiano che opera in Simabô che mi ha aiutato a farmi sentire a mio agio in una realtà così diversa da quella a cui sono abituato, a partire da colui che mi ha accolto al mio arrivo, Ravì, dai volontari, passando per la delicata e leggiadra presenza di Tatiana e  Tania (due splendide bellezze capoverdiane), l’efficienza di Lùcia (mi raccomando l’accento sulla ù e non Lucìa come diciamo noi!), l’esplosiva energia di Nanda, e la pazienza di Sonia che ha sopportato il mio portoghese a dir poco “fantasioso” e mi ha viziato con i suoi spuntini !!

Un abbraccio ai giovani colleghi Gui  e Ilaria, con i quali purtroppo ho collaborato poco, perchè loro erano impegnati nelle campagne di sterilizzazione esterne.

Da sinistra a destra, il dott. Guilherme Oliveira, in nostro chirurgo capoverdaino,  Yvette Bell, veterinaria volontaria inglese, un'altra delle instancabili di SIMABO, e il dott. Saglia, veterinario volontario di  Torino.

Da sinistra a destra, il dott. Guilherme Oliveira, in nostro chirurgo capoverdiano, Yvette Bell, veterinaria volontaria inglese, un’altra delle instancabili di SIMABO, e il dott. Saglia, veterinario volontario di Torino.

Da ultimo non posso non ringraziare anche l’anima incarnata di Simabô, l’instancabile Silvia che gestisce, coordina, supervisiona e organizza questo splendido progetto.

A tutti loro va la mia gratitutine e l’augurio che Simabô possa crescere ed espandersi anche oltre il confine geografico di Sao Vicente e diventare un modello virtuoso di come si può gestire la salute animale e quindi anche quella umana, anche per le altre isole vicine o perchè no, anche per altri Paesi.

Pastasciuttata di addio al dottor Saglia. Alla sua sinistra il dottor Guilherme, alla sua sinistra le dottoresse Margarida Simoes e Yvette Bell, veterinarie volontarie arrivate  rispettivamente dal Portogallo e dall'Inghilterra proprio il giorno della sua partenza.

Pastasciuttata di addio al dottor Saglia. Alla sua destra il dottor Guilherme, alla sua sinistra la dottoressa Margarida Simoes, veterinaria volontaria portoghese, arrivata insieme a Yvette Bell proprio il giorno della sua partenza. Sul tavolo, la tovaglia a cuori di SIMABO, per non perdere mai l’ispirazione!!!

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1 Response to “Da Torino a Mindelo: quindici giorni con i cani di Simabô”



  1. 1 Gli occhi di SiMaBo | SI MA BÔ Onlus per Capo Verde Trackback su agosto 11, 2013 alle 8:11 pm

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