Poema del volontario scalzo

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012: il pimo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea, d'inverno ispettore del lavoro, d'estate volontario, vicino a lui Anita, arpista temeraria, e Marta, studentessa in veterinaria. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato a sinistra, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012 sotto il grande tamarindo della nostra sede: il primo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia Bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea Bonomi, autore di questo post, d’inverno ispettore del lavoro, d’estate volontario, vicino a lui Anita Dragoni, arpista temeraria, e Marta Mauri, studentessa in veterinaria, nonché fidanzata di Andrea. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana, l’ultima in piedi a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato, Paolo, aspirante capitano di marina, che ci aiuta nei we e d’estate per pagarsi la scuola. All’estrema sinistra, accovacciato, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Non avrei mai pensato che la mia avventura SI MA BO cominciasse con una promessa a denti stretti e si concludesse con una domanda ai limiti del surreale. La promessa mi è venuta di getto, “la prossima volta che tornerò qui”, mi sono detto, “giuro che farò in modo di volare con una compagnia che non sia la TACV”. Vedo quell’aereo a eliche ed un po’ mi si stringe lo stomaco. Ma l’aereo rolla per la pista come se non ne gliene fregasse nulla della differenza che passa tra un’elica e un reattore e, quando ruggisce gagliardo come gli altri aerei che conosco, anche a me non importa più niente. Il viaggio da Sal a Sao Vicente dura meno di un’ora, il resto sembra tutto una luna di miele, i bagagli e tutto quel che i bagagli contengono (farmaci, museruole, collari, microchip) arrivano puntualissimi, a dispetto degli scongiuri di gente che se ne resterà imbambolata a fissare il rullo molto più a lungo di noi; Ravì, l’autista dell’associazione ci aspetta reggendo il logo inconfondibile di SI MA BO e ci accompagna a quella che sarà la nostra dimora, la terrazza, e capiamo da subito perché si chiama così. Non un caso. Un “non caso” con un panorama incredibile, provare per credere.

VIsta dalla terrazza con Max, il padrone di casa

Vista dalla terrazza della casa dei volontari con Max, il padrone di casa

Ci prepariamo per la prima riunione con Silvia, per organizzare il lavoro dei giorni a venire, e già mi chiedo, come avranno sicuramente fatto i miei compagni di viaggio, Marta, la mia fidanzata e studentessa di Medicina Veterinaria, e Paolo, a sua volta aspirante veterinario, quale sarà l’impatto con l’associazione, è da mesi che ne parliamo e adesso ci siamo, mi chiedo se le aspettative, gli scongiuri, la giungla di mail tra noi e Silvia siano stati in grado di prepararci a tutto. Ma è presto per capirlo e Silvia, come a dirci che lì è come essere ancora a casa, ci cucina uno spaghetto al pomodoro di quelli che sa fare solo mia mamma. L’impatto con l’associazione. Dire che è un’esperienza per cuori forti è senz’altro un’esagerazione, ma novanta cani sono novanta cani. Tutti insieme non li avevo mai visti. Forse soltanto al cinema e soltanto Dalmata.

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite... non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, sopratutto agli ospiti a 4 zampe...

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite… non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, soprattutto agli ospiti a 4 zampe…

Qui invece ce n’è per tutti i gusti, mi presento a loro, sarò il loro dog sitter, Marta e Paolo faranno tutto quel che c’è da fare in associazione, io fuori. Ovvero novanta cani. Diviso due (ce la posso fare a portarne fuori due alla volta, “lo so”) fa quarantacinque. Quarantacinque diviso sei (tolto il meritato giorno di riposo) fa sette e mezzo, saranno le passeggiate che mi serviranno per portarli fuori tutti almeno una volta alla settimana. Potrei fare anche di meglio, ovvio, ma presto scoprirò che questa mezza intenzione mi costerà un’insolazione.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni "da passeggio" con il gel fresco dell'aloe vera raccolta in terrazza.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni “da passeggio” con il gel fresco dell’aloe vera raccolta in terrazza.

Un’insolazione spesa bene, direi, considerando che al termine della prima settimana i cani avranno avuto la loro mezz’ora d’aria quasi due volte a testa. All’inizio novanta cani sono poco altro che tante testoline che fanno capolino dai recinti e attraverso le porte, mi dico che non riuscirò mai ad imparare tutti i quei nomi mentre Tatiana me li presenta, alla fine del primo giorno ne ricorderò sei o sette al massimo, ma alle fine mi esorto dicendomi che sì, saranno pur novanta, ma gli umani che sono passati di lì quanti saranno stati? Dei dog sitter io che numero sarò? Quante le teste umane che hanno fatto capolino tra recinti e attraverso le porte? Fingerò di essere il dog sitter numero novanta, così, una specie di forfait per partire alla pari, non ho diritto a pensare che loro mi considerino migliore di quelli che mi hanno preceduto ma non c’è problema, adesso è tutto nelle mie mani, sarò io che mi dovrò conquistare la loro fiducia. A costo di farmi venire un’insolazione.

Andre pronto per uscire con Amo e Rebecca.

Andrea pronto per uscire con Amo, così chiamato perché aveva ingoiato l’omonimo utensile da pesca, e ci è voluta tutta la bravura della nostra dott.ssa Raineri per estrarlo con i pochi strumenti diagnostici e chirurgici che abbiamo qui, e Rebecca, che è rimasta con i piedi anteriori deformi per essere finita sotto una macchina.

Ma io la conosco bene la fiducia dei cani. E’ una delle cose più straordinarie che esistono. Da un certo momento in poi diventa qualcosa di incondizionato, il cane non ti chiederà più prove del fuoco, imparerà benissimo chi sei e cosa pretendi da lui. Imparerà il rumore dei tuoi passi, perché i passi sono tutti uguali solo per le persone, invece per i cani sono nomi. Anche il mio nome per tre settimane è stato un suono e sorrido, mi dico che sarebbe stato un altro nome se per esempio mi fossi portato un altro paio di scarpe, e questo non era esattamente un elemento che avevo valutato facendo la valigia. E chissà quante volte il mio nome sarà cambiato mentre perdevo pezzi di scarpe giorno dopo giorno, alla fine delle tre settimane le ho buttate (avrei fatto meglio a regalarle a Salvadora, una cagnetta tanto dispettosa a cui piacevano tanto), le ho demolite sui sampietrini di Mindelo, non tutte le strade sono asfaltate e i cani tirano. Purtroppo non sempre nella stessa direzione, anche questa è una malizia che si impara col tempo, accoppiare i cani tra di loro (nel senso di come sceglierli per farli passeggiare). Non è così facile come a dirlo. Però in questo modo io e Anita (la dog sitter numero novantuno, che mi ha raggiunto a lavori in corso) siamo riusciti a far camminare cagnetti che non muovevano un passo, perché troppo spaventati per le loro esperienze pregresse o poco più che cuccioli che per la prima volta mettevano zampa fuori dall’associazione  E’ bastato accoppiarli con altri cani che possedevano una sicurezza maggiore, hanno imparato un po’ come si impara ad andare in bicicletta, perché all’inizio sembrava tutta una questione di equilibrio, si sedevano, si alzavano, barcollavano e si sedevano ancora. Poi hanno imparato il trucco, hanno copiato dagli altri, hanno scoperto che liberazione è la passeggiata coi volontari e alla fine della terza settimana tiravano più di tutti, volavano. Penso che in assoluto non sia esistito nulla che mia abbia dato una soddisfazione più grande e credo di poter parlare anche a nome di Anita.

Andrea mentre gioca con Minnie, l'ultima arrivata

Andrea mentre gioca con Minnie, l’ultima arrivata

Poi, a metà della nostra permanenza a Mindelo, c’è stata la marcia, una parola che da sola ha fatto tremare quel che restava delle mie scarpe. Anche se non è stata una marcia chilometrica, anzi, il percorso previsto collegava l’associazione al club nautico, il luogo più chic di tutta Mindelo. Silvia ha precettato altri volontari capoverdiani, alcune ragazze portoghesi, un dispiegamento di forze di tutto rispetto insomma. Il colpo d’occhio è stato notevole sin da subito. Quasi tutti i cani dell’associazione a spasso in un colpo solo, per me e Anita (e per tutti gli altri) è stato come vincere il Jackpot al Casinò. Io e Silvia abbiamo fatto da battistrada, reggendo uno striscione di SI MA BO, il corteo che si apriva alle nostre spalle, per i colori e l’allegria, tanto mi sembrava quello di un carnevale, coi manifesti variopinti inneggianti il rispetto dei diritti degli animali, e in sottofondo quel sommesso parlottio tra cani e suole di scarpa.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

E che bello vedere una volta tanto Marta, la mia fidanzata, fuori dalle pareti dell’ambulatorio. Siamo stati fortunati io e lei, devo ammetterlo, e la fortuna, oltre all’aver trovato volontari favolosi con cui condividere quest’avventura, è stata l’esserci imbattuti in persone molto disponibili e in numero sufficiente da permetterci di avere un po’ di tempo tutto per noi due. Mindelo non è soltanto il posto giusto dove rompere un paio di scarpe. E’ un luogo meraviglioso, una piccola Cuba, una gemma caraibica, si mangia bene e ci si diverte un sacco. Abbiamo vissuto il Festival sulla nostra pelle, una gran bella esperienza, è difficile raccontare come ci si sente in una bolgia di capoverdiani, centinaia di persone raccolte sulla spiaggia di Baia Das Gatas, dove si radunano ogni anno per tre notti consecutive ad ascoltare musica Afro. Il sudore, i corpi, il fumo delle griglie, la volta boreale. Sarebbe stata una favola se non fosse stato per il tempo. E, nello specifico, i giorni. Tanto lenti sembravano all’inizio, quanto più frettolosi lo sono diventati da metà vacanza in poi. Ed il problema dei giorni si portava dietro un ulteriore problema. I cani. Soprattutto adesso che la loro fiducia nei nostri confronti si era trasformata in qualcosa di incondizionato. Io conoscevo tutti e novanta i loro nomi, e loro, appena sentivano i miei passi pronunciare il mio, si agitavano dietro le staccionate, aspettavano, mi venivano incontro. Avevo imparato come avvicinarli, loro avevano capito come mettere le zampette quando infilavo le pettorine. E un po’ mi vergognavo se pensavo che all’inizio li avevo definiti malamente “tante testoline che facevano capolino dietro i recinti e attraverso le porte”, adesso che li potevo chiamare tutti quanti, uno per uno, senza sbagliare un colpo: Samba, Londres, Rapido, Viola, Tarzan… e la piccola Minnie, l’ultima arrivata.

L'incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo.

L’incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo il volontariato a Capo Verde. Un’esperienza che lascia il segno.

E’ stato a quel punto, quando eravamo agli sgoccioli della nostra permanenza a Mindelo, che sono stato assalito da quella domanda incredibile di cui dicevo. Dopo tre settimane a Capo Verde, infatti, mi rendevo conto di non aver mai pronunciato ai cani una sola parola che non fosse in italiano: “Andiamo”, “Fermi”, “Giù!”, “Basta!”.

Ma i cani capoverdiani che lingua parlavano? Ma lo capivano l’italiano? Forse preferivano il portoghese? O addirittura il creolo? Mi avranno preso per scemo?

VIola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti.

Viola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti. In quel momento nessuno avrebbe mai immaginato che la sua storia potesse finire in bellezza… Per i più è già una fortuna arrivare al rifugio… e rimanerci… Eh, sì, perché le adozioni locali spesso finiscono male, nonostante tutte le precauzioni, la selezione, le interviste con tutta la famiglia,  e i controlli periodici… Kiara era stata adottata ma è già stata restituita… meglio così che ri-abbandonata per strada come succede spesso… Se solo potessimo avere un rifugio più grande…

Nulla di tutto questo, mi sono risposto, quando ormai la nostra vita parallela si era già conclusa. Così l’ha definita Marta e credo ci abbia azzeccato in pieno. E’ così che ci si sente quando si arriva in fondo, basta un giorno in Italia e Capo Verde lo si vede non come qualcosa di vicino o di lontano, ma di parallelo. Un miraggio. E, proprio come un miraggio, distanze e proporzioni variano se cambia il punto di vista con cui lo si guarda. Domandarsi se quei cani meravigliosi mi abbiano mai deriso, credo sia il punto di vista più scorretto per rileggere la nostra esperienza SI MA BO. Quei cani non hanno mai pensato male di me, ne sono più che certo, mai! Mi avranno sempre considerato il migliore, come migliori lo sono stati anche tutti gli ottantanove dog sitter che mi hanno preceduto. Novanta numeri uno. E’ questa la logica assurda e bellissima dei cani. Adesso mi staranno ancora aspettando, me lo sento. Si fermano e ascoltano quale nome pronunciano i piedi in avvicinamento, e ogni volta si chiedono: ma sarà Andrea, questo? Speriamo di sì.

VIola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena

Viola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena di pappa anziché di parassiti…

Annunci

0 Responses to “Poema del volontario scalzo”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: