La grande famiglia di SI MA BÔ

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Riuscirò a sentire un gatto o un cane soffrire?

E se vedrò cani morire lo saprò sopportare?

Ma ne vale davvero la pena?

Mi piacerebbe lavorare in un ambiente così?

….

Grazie a SI MA BÔ ho capito di sì. Passare un mese presso questa associazione è stato per me trovare la risposta a tutte le mie domande e la conferma alle mie incertezze.

All’inizio non è stato facile, ma grazie al bellissimo ambiente che si può trovare e all’aiuto di Paolo, di Silvia e di molti altri sono riuscita a superare le mie paure e rimboccarmi le maniche.

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Quando sono partita per l’Africa avevo appena compiuto diciotto anni e l’unica cosa che sapevo era che volevo fare qualcosa per aiutare gli animali. Non avendo mai avuto né cani né gatti appena arrivata non sapevo neanche da dove cominciare. Col tempo però mi sono abituata e ho imparato molte cose.

Il mio compito era principalmente quello di rendere felici i cani. In altre parole dovevo farli uscire da quella che per loro può sembrare una prigione ma che in realtà è la loro salvezza. Portare un cane a passaggio lo aiuta a superare le sue paure e a sfogarsi, per questo è un compito molto importante. Inoltre può sembrare facile ma non lo è perché ogni cane ha delle caratteristiche particolari ma soprattutto ognuno di loro ha avuto una storia terribile, chi più e chi meno.

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La prima settimana la passai portando i cani al mare: fu un’impresa. Molti di loro avevano paura di avvicinarsi all’acqua quindi passavo la maggior parte del tempo a convincerli che il mare era innocuo. Non sempre ci riuscivo, ma era importante provarci, specialmente per quei cani che avevano perso la fiducia nell’uomo. Le settimane successive alternavo il mare alle passeggiate in paese per non rendere monotono il mio compito. Non che ci si potesse annoiare: entrare in contatto con quei cani è stato davvero divertente, non mi stancavo mai di vederli scodinzolare.

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Mentre mi trovavo presso l’associazione ho anche avuto modo di occuparmi di cani molto piccoli, di due/tre mesi. Il primo che aiutai fu una cagnolina nera, bellissima. Aveva subito probabilmente il morso di un cane perché aveva la schiena lacerata. Fu portata a casa di Paolo una sera e insieme a lui le applicammo una benda per tenere insieme la sua pelle squarciata. Questa è stata la mia prima esperienza da “veterinaria”. Quella notte la tenni in camera mia per paura che i cani e i gatti di Paolo e Silvia la potessero disturbare. Fu ovviamente una nottata insonne ma mi divertii molto ad accudirla. La mattina dopo decisi di chiamarla Perla Nera.

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Uno dei cuccioli a cui mi affezionai di più fu però Nina. Lei era una cucciolotta trovata nell’immondizie in condizioni pessime. Con tante medicine e attenzioni riuscimmo a curarla e a farla stare bene. Ogni volta che tornavo a casa dalle mie passeggiate con i cani dell’associazione mi ritrovavo questo sgorbietto che mi veniva a salutare: mi faceva sentire la sua padroncina.

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Purtroppo sia Nina che Perla Nera morirono dopo la mia partenza. Per me fu davvero un brutto colpo, ma questo mi aiuta ora ad andare avanti convinta verso la strada per la professione di veterinaria.

Quest’esperienza non ha cambiato solo me, ma anche tutta la mia famiglia, perché dopo mesi di insistenza sono riuscita a convincere mio padre ad adottare una cagnetta a cui mi ero affezionata durante la mia esperienza. Ora non vedo l’ora che Kiara arrivi in Italia.

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Consiglierei quest’avventura a tutti coloro che amano gli animali e che vogliono fare del volontariato, non servono delle conoscenza particolari perché io, come ho già detto, non ho mai avuto cani o gatti, quindi ero inesperta sul come comportarmi o sul come trattare con loro.

Se posso dare dei consigli ai volontari non veterinari secondo me è importante non rendere monotono il lavoro che bisogna fare, è divertente e utile anche giocare con i cani all’interno dei cortili utilizzando ad esempio palline da tennis. Inoltre sarebbe meglio lavorare nelle ore più fresche della giornata per stancarsi un po’ meno e non come facevo io, che passeggiavo anche a mezzogiorno.

In più per aiutarvi non abbiate paura di chiedere aiuto ai dog sitter capoverdiani, perché sono molto bravi e possono aiutarvi ad esempio a mettere la pettorina ai cani che volete portare a passeggio.

Consigli a parte è stato davvero bellissimo. Sono sicura che la mia strada sia ancora molto lunga però questo mese a Capo Verde mi ha aiutata molto e spero vivamente di poterci ritornare e di poterli aiutare ancora.

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Stefania Zanon, volontaria a SI MA BÔ (Agosto 2013)

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