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E dopo l’ambulatorio ecco anche il nuovo rifugio per gatti!

(Quasi) terminato anche il trasloco del gattile/ostello…

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La nuova casa dei gatti (e dei volontari!), si trova ora in un’ottima posizione, a pochi passi dalla spiaggia e dalla piazza principale! Ha una grande cucina, un cortiletto e due terrazze! Una con vista mare per gli ospiti e l’altra per i gatti…

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E naturalmente le ormai immancabili decorazioni di Milena Maiorano che rendono ogni angolo del tutto speciale!

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E c’e’ gia’ anche la prima intrusa! La nuova tripode di SIMABO… mollata in clinica dal solito padrone irresponsabile! Ma lei non sembra molto preoccupata di aver perso una zampa, l’importante e’ che la pappa sia buona e abbondante… stasera riso con il pesce e crocchette per dessert… da leccarsi i baffi…
Adesso dobbiamo solo sperare che gli ospiti siano numerosi e generosi per coprire i 1000 euro di spese al mese della nuova location!!

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Un grande aiuto per Sao Vicente dai volontari dell’Italia

Scrive Silvia, fondatrice di Si Ma Bo

“Quando sono partita con questa impresa c’erano moltissime cose che non avevo previsto. E meno male, perché se le avessi previste tutte e avessi anche pensato di risolverle prima di cominciare sarei ancora ferma al punto di partenza. Tra le tante cose che non avevo previsto c’era anche la difficoltà di reperire sul posto personale disposto a lavorare per noi.

Ecco così che è nata l’idea di reclutare volontari non veterinari disposti a venirci ad aiutare. All’inizio l’impresa sembra davvero ardua, per mesi non abbiamo ricevuto nessuna richiesta, o solo richieste d’informazione molto vaghe. Poi da settembre, quando ormai la situazione al rifugio si stava facendo veramente preoccupante, per fortuna hanno cominciato ad arrivare le prime richieste di persone seriamente interessate.

Così il 4 ottobre è arrivato Daniele, che ha seguito i veterinari Alessandro Marcati e Stefano Bobbio fino all’inizio di dicembre. Di lui entreranno nella storia di SIMABO la storica frase “Non avrei mai pensato di tenere in mano un’ovaia”, il taglio netto della spina dal cavo del mio computer portatile di scorta per rimediare alla fusione della spina della prolunga cinese che alimenta la sterilizzatrice mentre si preparava un intervento, e il suo grande amore per Patinha (in alto a sinistra nella foto, ora è guarito ed è stato adottato), la cagnina che è stata ricoverata da noi per più di tre mesi dopo essere stata investita da un taxi che le ha ferito gravemente le zampe posteriori.

Ai primi di dicembre Daniele è stato sostituito da Katia (a destra nella foto), che si è fermata a Mindelo fino a qualche gorno fa e che per tutte le feste di fine d’anno ha avuto su di sé l’intero peso del rifugio perché la responsabile era in ferie. Il suo è stato un impegno che ha richiesto uno sforzo veramente sovrumano, di 12 ore al giorno consecutive per 15 giorni, durante i quali la resistenza del fisico era anche notevolmente compromessa dai farmaci che doveva assumere a causa di una micosi contratta nei primi giorni. Katia ha dedicato tutte le sue energie e un grande amore sopratutto agli animali più piccoli e più malati, quelli che avevano bisogno delle cure più assidue, di mangiare parecchie volte al giorno e di essere seguiti, talvolta, anche di notte.

Ai primi di gennaio ci ha poi raggiunto Elena, la nostra coordinatrice dei volontari non veterinari, che aveva già prestato il suo prezioso aiuto durante le ferie estive, soprattutto per la medicazione dei cani incidentati.

In Italia, Elena ha il compito di contattare gli aspiranti volontari e di spiegare loro dettagliatamente quali sono le difficoltà che incontreranno partecipando al progetto, dovute sia alle condizioni di lavoro molto dure, sia al clima e al cambio di alimentazione, sia agli eventuali problemi di comunicazione con il personale locale.

All’inizio di febbraio, pochi giorni prima della partenza di Katia, è arrivata Valentina (a sinistra nella foto), che si tratterrà fino a fine marzo.

La ringraziamo anticipatamente per la sua disponibilità e speriamo di ricevere presto nuove richieste di aspiranti volontari interessati perché per ora non abbiamo ancora nessuno in calendario che possa sostituire Valentina a partire da metà/fine marzo”.

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Nella foto a destra. Valentina  aiuta Giorgia Angeloni, la veterinaria arrivata il 20 gennaio e che si fermerà fino ai primi di marzo

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Una bella foto di gruppo nella sala delle medicazioni. Da sinistra a destra: Valentina, l’ultima volontaria arrivata al rifugio; Elena,  coordinatrice dei volontari;  Giorgia, la veterinaria volontaria arrivata il 20 gennaio e che si tratterrà fino all’inizio di marzo; Ailton, la guardia zoofila addetto, tra le altre mansioni, al controllo dei cani adottati e Paolo, presidente di SI MA BO onlus, l’associazione italiana che provvede alla raccolta di fondi per finanziare la consorella capoverdiana

Diritti degli animali. Laboratori di studio in una scuola di Mindelo.

Dal mese di dicembre scorso, l’associazione potrà utilizzare, al bisogno, il microscopio del laboratorio di fisica, chimica e biologia della scuola superiore Joao Augusto Pinto.

Si tratta della stessa scuola secondaria in cui era stato lanciato circa un anno fa il progetto “Adotta un animale e SIMABO ti paga le tasse scolastiche”, che è stato poi purtroppo sospeso, perche’ le famiglie che abbiamo considerato affidabili sono state poche, mentre le altre si sono rivelate non in grado di garantire agli animali adottati le condizioni di vita da noi poste come basilari per usufruire della convenzione.

Quest’autunno siamo perciò ripartiti alla carica con un nuovo progetto, allo scopo di sensibilizzare gli allievi stessi nei confronti dei diritti degli animali e nella loro cura quotidiana, in previsione di un loro maggiore coinvolgimento nelle campagne di adozione.

Il primo contatto è stato preso dal dott. Bobbio, che a fine novembre ha incontrato i professori di chimica e fisica che hanno accesso al laboratorio e ha mostrato loro al microscopio il vetrino del raschiato cutaneo del cagnolino Sarna Peixe (nella foto a sinistra), affetto da una gravissima forma di rogna, vetrino appositamente preparato il giorno precedente. Il primo dicembre 2009 entrerà nella storia di SIMABO come il giorno in cui è stato eseguito il primo esame al microscopio di un vetrino di un anilmale sull’isola di Sao Vicente!

Già in quell’occasione sono stati fissati gli appuntamenti per i due incontri successivi, che avrebbero visto anche il coinvolgimento degli allievi.

Il giorno 18 dicembre ha quindi avuto luogo il primo incontro con i ragazzi, durante il quale i nostri veterinari, dott. Sestini e dott.ssa Magnelli, hanno mostrato diversi vetrini e Silvia Punzo, presidente di SIMABO, ha illustrato alcuni casi di animali gravemente malati poi guariti in seguito alle cure ricevute presso il nostro rifugio.

I racconti hanno profondamente colpito i ragazzi. Il secondo incontro con gli allievi, sempre sul tema dei parassiti esterni, si è svolto il giorno 5 gennaio, e a febbraio si terrà il prossimo incontro sul tema dei parassiti intestinali.

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Nella foto a destra. Un gruppo di allieve intente a sfogliare un testo illustrato sulle parassitosi fornito dalla dott.ssa Raineri.

Con questo gemellaggio, d’ora in avanti SIMABO avrà accesso a un importante strumento diagnostico che permetterà senz’altro di migliorare le capacità di intervento sugli animali dell’isola. Si ringraziano il direttore della JAP, la prof.ssa Ivone Moreira, responsabile dei contatti con SIMABO, e i professori di chimica, fisica e biologia per la cortese collaborazione.

Foto di gruppo con i ragazzi che
hanno assistito alla lezione

Missione veterinaria di novembre a Capo Verde- Intervista al dott. Stefano Bobbio

Intervista al dott. Stefano Bobbio, che ha prestato servizio volontario presso l’infermeria di SI MA BO nello scorso mese di novembre e ha donato al progetto un’indispensabile sterilizzatrice ad acqua.

Domanda: La situazione che hai trovato ti ha colto alla sprovvista o eri preparato?

Ero preparato. Immaginavo una situazione come quella che ho trovato: animali tenuti in condizioni di semi-randagismo, forte presenza di parassitosi, come d’altra parte è normale in un paese povero. Alcuni casi ricordano le situazioni che incontravo anche in Italia molti anni fa, lavorando in un ambiente rurale.

Nella foto a destra lo scatolone dei farmaci donati da A.mici Randagi arriva alla sede di SI MA BO.

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Le attrezzature e la farmacia che hai trovato erano adeguate alle esigenze?

Con la vecchia sterilizzatrice ad acqua che ho portato, adesso l’attrezzatura per la chirurgia di base è sufficiente, ma va ampliata soprattutto con un’attrezzatura minima per l’ortopedia; per la parte clinica occorrono almeno ancora un microscopio e test diagnostici rapidi per le malattie infettive più diffuse… E poi ci vorrebbe un aspirapolvere…”

Qual è l’aspetto più problematico che hai riscontrato durante il lavoro?

La difficoltà di separare gli animali ospiti del rifugio da quelli esterni e dai locali in cui si lavora, dovuta alla presenza di un eccessivo numero di animali per la superficie disponibile.

Come giudichi il modo in cui vengono seguiti gli animali ospiti del rifugio?

Bene! E sicuramente al massimo delle possibilità della struttura e del personale disponibile, che non si risparmia e si dedica con passione e amore agli animali raccolti senza perdere mai la pazienza e il buon umore.

Dott. Bobbio e Daniele mentre curano Sarna Peixe, trovato al mercato del pesce completamente pieno di rogna.

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Come ti sei trovato a lavorare con il personale locale?

Bene. Anche se le condizioni di lavoro per la maggior parte del tempo sono caotiche e con ritmi sostenuti, l’atmosfera è piacevole e non manca il buon umore. Certo, per chi è abituato a lavorare in sale chirurgiche asettiche con personale specializzato, trovarsi come aiuto un ragazzino di 10 o 15 anni può essere un po’ spiazzante… ma noi siamo elastici!

E gli animali? Come sono gli animali capoverdiani? Sono uguali ai nostri in Italia?

Sicuramente meno viziati. Vederli mangiare sul tavolo visite è un’esperienza difficilmente ripetibile in Italia.

Qual è la cosa che ti è piaciuta di più di questa esperienza?

Il contatto con la gente. Sentirsi apprezzato per il proprio lavoro in maniera incondizionata. La grande fiducia di queste persone per quello che potevo fare per i loro animali. E poi la sensazione che si prova a lavorare senza considerazione per l’aspetto economico. Quello che puoi fare lo fai. E poi la media delle belle ragazze in ambulatorio a Capo Verde è sicuramente più alta che in Italia!

Hai avuto difficoltà ad abituarti alla cucina e al clima?

Assolutamente no, anzi! La cucina è ottima e abbondante. E il clima, per lo meno in questo periodo, una sorpresa piacevole rispetto al freddo invernale italiano.

Le tue impressioni da turista?

Non ho avuto molto tempo libero, ma sono riuscito a ritagliarmi qualche ora per visitare l’isola durante il giorno, lavorando poi magari fino a tarda sera. Ma ne è valsa la pena, per le bellezze naturali e per lo spettacolo multicolore dei fondali marini. La scarsità di auto rende gradevoli anche gli spostamenti a piedi in città. Sembra di essere nell’Italia meridionale di 30 anni fa.

Ripeteresti questa esperienza?

Sì. Anche per vedere i progressi che saranno stati fatti a distanza di mesi e per andare ad agire in maniera più mirata sulle carenze che ho messo a fuoco questa volta.

Che consigli daresti ai colleghi che verranno dopo di te?

Senz’altro devono abbandonare qualsiasi velleità specialistica ed essere pronti ad affrontare la professione di veterinario a tutto tondo come si faceva una volta, quando anche da noi la tecnologia e gli ausili diagnostici non erano quelli attuali.