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Nederlandse vrienden die van dieren houden, help ons!

Beste vrienden,

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Tegenwoordig zijn het zeer moeilijke tijden voor SIMABÔ, een organisatie die (straat)honden en katten helpt in Kaapverdië. Dit jaar eindigt een periode van drie jaar subsidies van de Europese Unie en ze staan op het punt een nieuw jaar in te gaan zonder de minste zekerheid over de toekomst, terwijl ze het engagement hebben om 4.000 dieren te steriliseren en de werkingskosten alleen al ongeveer 6.000 euro per maand bedragen.

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In de zes jaar dat zij bestaan, hebben zij meer dan 6.000 dieren gesteriliseerd en behandelden zij gemiddeld 30 patiënten per dag. Ze creëerden een toevluchtsoord waar nu ongeveer 90 honden onderdak vinden en een kattenasiel met ongeveer 30 katten. Daarnaast hebben ze een spoeddienst opgericht die onafgebroken, 7 dagen op 7, te bereiken is en gratis hulp biedt aan zieke en gewonde dieren, met of zonder baasje. Ze vonden bovendien een thuis in Sao Vicente of in het buitenland voor ongeveer 200 dieren die op straat leefden.

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Maar dat is niet alles. In die zes jaar zijn ze er ook in geslaagd om, door intense onderhandelingen met de lokale autoriteiten, een einde te maken aan de vergiftigingscampagnes die in opdracht van de gemeente Sao Vicente plaats vonden. Dankzij SIMABO worden de honden die vrijgelaten worden uit de gemeentelijke kennel niet alleen gesteriliseerd en gechipt, maar verkeren ze ook in goede gezondheid. Wie op de hoogte is van wat er dezer dagen gebeurt op de omringende eilanden, weet wat voor een verschil dergelijke overeenkomsten kunnen betekenen.

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Dat alles is mogelijk dankzij de inzet en het doorzettingsvermogen van alle mensen die SIMABO steunen. Met dit bericht hopen we om andere mensen te inspireren om zich aan te sluiten bij ons kleinschalig maar tegelijk groots project. Met jullie steun kan SIMABO het leven van veel dieren echt veranderen.

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Help SIMABO zodat ze ook dit jaar én de komende jaren dieren kunnen helpen. Samen kunnen we het verschil maken.

Word maandelijkse donateur en ondersteun SIMABO op lange termijn: http://simabocapeverde.blogspot.dk/p/donation.html. Dat kan via PayPal of met een doorlopende opdracht op de rekening van SIMABO IBAN: IT23 S033 5901 6001 0000 0009 584 – BIC/SWIFT code: BCITITMX.

Volg hun dagelijkse bezigheden op Facebook en op de websites: http://www.simabo.org en http://www.simabocapeverde.blogspot.com

Wil je graag ter plaatse een handje gaan toesteken? Dat kan!
http://simabocapeverde.blogspot.dk/p/volunteer_24.html

More about simabo in English here: http://www.simabocapeverde.blogspot.com

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Uno per tutti… TUTTI per LORO!

ResReader

Ieri, 4 maggio 2014, si è svolta a Mornese questa bellissima festa per gli animali,  nata per iniziativa di Franca, amante degli animali e desiderosa di fare qualcosa per loro, e le associazioni ArcaNovese e ENPA Ovada, che hanno poi coinvolto diverse altre associazioni della provincia.

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C’erano AnimalAsia di Alessandria, le Animal’s Angels di Novi,  la LAVEticoEtica di Alessandria, noi di Borgoratto, Panciallegra di Alessandria, l’Oasi della Pace di Voltaggio, MiciXcaso di Tortona, e la Raccolta Alimentare di Alessandria.

panoramica

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Animal’s Angels

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LAV

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Oasi della Pace

 

 

giancarlo

EticoEtica

miciXcaso+raccolta alimentare

MiciXcaso e Raccolta alimentare

panciallegra

Panciallegra

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Animalsasia

Al mattino l’affluenza è stata un po’ scarsa, nonostante la splendida giornata e la splendida cornice di Mornese che invita a una piacevole gita anche chi deve spostarsi da lontano. Ma questo ha anche permesso ai partecipanti  soprattutto a noi, di preparare tutto, visto che oltre a sistemare il banchetto,

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dovevamo appendere tutte le foto della mostra, ospitata nel comodo capannone sede del bar, del ristorante e… dei bagni, luoghi strategici per assicurare l’affluenza del pubblico!!

Sul tavolo come al solito le magliette stampate da Paolo, i guinzagli donati dalla Guinzaglieria Lac di Pinerolo, i CD di musica capoverdiana di Nays Monteiro, il CD Parole che trasformano di Lucia Giovannini, i CD del Baule dei Suoni, che come noi ha uno splendido progetto di musica a Capo Verde.

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Durante tutta la giornata è stato possibile partecipare alla pesca di beneficenza organizzata dall’ENPA di Ovada, che ha proposto un sistema di “estrazione” molto simpatico: invece del solito sacchettino o della solita ciotola con i bigliettini arrotolati, tappi di sughero numerati inseriti in una tavola a forma di osso! Con 7 tappi Silvia ha vinto un sacco di regali che porterà a Capo Verde per alimentare la lotteria (gratuita) che si organizza periodicamente per le persone che ci portano i cani da sterilizzare.

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Nel pomeriggio, dopo un ottimo pranzo vegano cucinato dal sig. Piero, che ci ha fatto polenta con sugo di funghi e cuscus con verdure, serviti in porzioni abbondanti e a prezzo solidale, hanno cominciato ad arrivare numerosi gli attesi ospiti:

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e sono cominciate le attività programmate:

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La benedizione degli animali (e dei padroni… ne abbiamo bisogno anche noi…)

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l’intervento di Educandog

e infine la sfilata dei pelosi, che è stato ovviamente il momento più divertente della giornata!  Sono stati premiati i più grandi, i più bassi, i più piccoli, i più pelosi, i più ricci, i più neri e persino quelli con le orecchie più grandi! Ma non sono mancati i premi per i… fuoriclasse, alias tutti gli altri pelosi presenti!

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I premi sono stati donati dalle associazioni presenti, dall’orsetto di AnimalsAsia, apprezzatissimo dal vincitore, che se l’è preso da solo dal sacchetto dove l’aveva gelosamente riposto la padrona, per mettercisi subito a giocare come un pazzo, alle confezioni di erbe aromatiche per la gioia delle mamme più che dei pelosi, alle magliette, anche quelle non esattamente da cani…

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I premi per la sfilata

Simabo ha contribuito al monte premi con un CD di Musica Spiccia e due agende di Almo Nature, entrambi partner e sostenitori della nostra associazione.

Che dire, una giornata davvero speciale, fatta di

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dolci della pace  (senza ingredienti animali)

 

giochi nell'erba

giochi nell’erba

relax

chiacchiere, relax

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e tante nuove amicizie!

Grazie Franca! E  alla prossima!

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I nostri viaggi solidali!

Mostra fotografica di Chiara Felmini: da non perdere!

110 scatti di Chiara Felmini e i ballerini dell’ Associazione Italo-Capoverdiana per SIMABO!

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La mostra fotografica che si svolgerà a Torino dal 6 al 12 dicembre presso l’associazione culturale QUBI, via Parma 75/C, rimarrà aperta tutti i pomeriggi (tranne domenica 8.12) dalle 15 alle 18. Saranno esposte 110 fotografie di Chiara Felmini, medico veterinario di Torino con specializzazione in ecografia, che ad aprile ha visitato il progetto SIMABO e ne ha voluto immortalare i protagonisti: una manciata di pe…rsone dedicate anima e corpo a questa avventura, dipendenti, volontari, veterinari e non, per la maggior parte capoverdiani, con alcuni stranieri di varie nazionalità, che ogni giorno tenta di portare un po’ di sollievo nell’oceano di sofferenza in cui versano gli animali di queste isole.
Spesso sentiamo dire che anche in Europa, anche in Italia, ci sono tanti animali che soffrono. E tante persone dedicate che tentano con ogni mezzo di aiutarli. E’ assolutamente vero. E nessuno è più degno di compassione o di ammirazione degli altri.
Ma SIMABO ha un carattere speciale, un’atmosfera che conquista chiunque entri nella sua orbita.
Forse per la straordinaria mansuetudine degli animali capoverdiani, o per la straordinaria bellezza dei paesaggi in cui si consumano le loro tragedie, che aiuta ad accettare più fatalisticamente il ciclo di nascita e morte cui sottostanno tutte le forme di vita. Ma anche per l’estrema difficoltà che SiMABO ha ad operare in un paese in cui non esiste nemmeno un Ordine dei veterinari, nemmeno un veterinario in grado di sterilizzare una gatta o una cagna, nemmeno un ente preposto ad autorizzare l’importazione di farmaci veterinari, per cui non esistono sul mercato. Come non esiste la possibilità di sottoporre un animale malato o incidentato a un’ecografia, una radiografia, ma nemmeno a un semplice esame del sangue o delle urine o delle feci. Per gli animali non esiste nulla. Gli animali non esistono.
E allora SIMABO ha imparato a lavorare con il nulla, a compiere miracoli comunicando attraverso la voce dell’anima. E’ questa la voce che si sente nelle foto di Chiara Felmini.

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Venerdì 6 dicembre, alle ore 18:00, aperitivo benefit (è gradita la prenotazione ai numeri 370 7126000 oppure 338 5684070 o scrivendo a info@simabo.org), seguito dalla presentazione di una proposta per vacanze solidali a Capo Verde per amanti degli animali. La presentazione è rivolta sia alle persone che desiderano fare l’esperienza di un periodo volontariato, sia per coloro che pur non volendoci dedicare le loro vacanze desiderano contribuire al finanziamento del progetto. Verrà proiettata una toccante presentazione di Chiara Felmini, che durante una settimana di soggiorno ha scattando 4000 foto che ben raccontano vita, morte e miracoli di SIMABO ma anche di tre delle dieci isole dell’arcipelago.

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Sabato sera 7 dicembre, serata di musica capoverdiana con ingresso a offerta, dedicata a tutti gli appassionati di ballo etnico. La serata sarà animata dai ballerini e dal cantante dell’Associazione Italo-Capoverdiana di Genova, che ha già accompagnato SIMABO durante la mostra del 2012 presso la Libreria Mondadori di Alessandria, bravissimi a coinvolgere i presenti nei sensuali e divertenti balli tipici di Capo Verde. Durante la serata sarà in funzione un servizio bar, sempre a scopo benefico.
La serata danzante sarà preceduta, alle 18, da un incontro della dottoressa Raineri, direttore sanitario di SIMABO con i veterinari neolaureati e gli studenti in veterinaria interessati a svolgere un’esperienza di formazione presso il nostro progetto, che offre senz’altro un’opportunita straordinaria di svolgere tutte le attività tipiche dei medici che intendono dedicarsi professionalmente alla cura degli animali da compagnia.

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La mostra si chiuderà il 12 dicembre con un buffet vegan (15 euro, bevande escluse, asta le foto della mostra rimaste invendute nei giorni precedenti ed estratti i vincitori della lotteria di beneficenza (biglietti in vendita a 2 euro tramite PayPal su info@simabo.org o scrivendo allo stesso indirizzo). La lotteria dà la possibilità anche alle persone lontane di partecipare attivamente a questa campagna di raccolta fondi con una piccola somma che per noi ha grande importanza.

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Poema del volontario scalzo

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012: il pimo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea, d'inverno ispettore del lavoro, d'estate volontario, vicino a lui Anita, arpista temeraria, e Marta, studentessa in veterinaria. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato a sinistra, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012 sotto il grande tamarindo della nostra sede: il primo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia Bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea Bonomi, autore di questo post, d’inverno ispettore del lavoro, d’estate volontario, vicino a lui Anita Dragoni, arpista temeraria, e Marta Mauri, studentessa in veterinaria, nonché fidanzata di Andrea. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana, l’ultima in piedi a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato, Paolo, aspirante capitano di marina, che ci aiuta nei we e d’estate per pagarsi la scuola. All’estrema sinistra, accovacciato, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Non avrei mai pensato che la mia avventura SI MA BO cominciasse con una promessa a denti stretti e si concludesse con una domanda ai limiti del surreale. La promessa mi è venuta di getto, “la prossima volta che tornerò qui”, mi sono detto, “giuro che farò in modo di volare con una compagnia che non sia la TACV”. Vedo quell’aereo a eliche ed un po’ mi si stringe lo stomaco. Ma l’aereo rolla per la pista come se non ne gliene fregasse nulla della differenza che passa tra un’elica e un reattore e, quando ruggisce gagliardo come gli altri aerei che conosco, anche a me non importa più niente. Il viaggio da Sal a Sao Vicente dura meno di un’ora, il resto sembra tutto una luna di miele, i bagagli e tutto quel che i bagagli contengono (farmaci, museruole, collari, microchip) arrivano puntualissimi, a dispetto degli scongiuri di gente che se ne resterà imbambolata a fissare il rullo molto più a lungo di noi; Ravì, l’autista dell’associazione ci aspetta reggendo il logo inconfondibile di SI MA BO e ci accompagna a quella che sarà la nostra dimora, la terrazza, e capiamo da subito perché si chiama così. Non un caso. Un “non caso” con un panorama incredibile, provare per credere.

VIsta dalla terrazza con Max, il padrone di casa

Vista dalla terrazza della casa dei volontari con Max, il padrone di casa

Ci prepariamo per la prima riunione con Silvia, per organizzare il lavoro dei giorni a venire, e già mi chiedo, come avranno sicuramente fatto i miei compagni di viaggio, Marta, la mia fidanzata e studentessa di Medicina Veterinaria, e Paolo, a sua volta aspirante veterinario, quale sarà l’impatto con l’associazione, è da mesi che ne parliamo e adesso ci siamo, mi chiedo se le aspettative, gli scongiuri, la giungla di mail tra noi e Silvia siano stati in grado di prepararci a tutto. Ma è presto per capirlo e Silvia, come a dirci che lì è come essere ancora a casa, ci cucina uno spaghetto al pomodoro di quelli che sa fare solo mia mamma. L’impatto con l’associazione. Dire che è un’esperienza per cuori forti è senz’altro un’esagerazione, ma novanta cani sono novanta cani. Tutti insieme non li avevo mai visti. Forse soltanto al cinema e soltanto Dalmata.

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite... non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, sopratutto agli ospiti a 4 zampe...

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite… non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, soprattutto agli ospiti a 4 zampe…

Qui invece ce n’è per tutti i gusti, mi presento a loro, sarò il loro dog sitter, Marta e Paolo faranno tutto quel che c’è da fare in associazione, io fuori. Ovvero novanta cani. Diviso due (ce la posso fare a portarne fuori due alla volta, “lo so”) fa quarantacinque. Quarantacinque diviso sei (tolto il meritato giorno di riposo) fa sette e mezzo, saranno le passeggiate che mi serviranno per portarli fuori tutti almeno una volta alla settimana. Potrei fare anche di meglio, ovvio, ma presto scoprirò che questa mezza intenzione mi costerà un’insolazione.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni "da passeggio" con il gel fresco dell'aloe vera raccolta in terrazza.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni “da passeggio” con il gel fresco dell’aloe vera raccolta in terrazza.

Un’insolazione spesa bene, direi, considerando che al termine della prima settimana i cani avranno avuto la loro mezz’ora d’aria quasi due volte a testa. All’inizio novanta cani sono poco altro che tante testoline che fanno capolino dai recinti e attraverso le porte, mi dico che non riuscirò mai ad imparare tutti i quei nomi mentre Tatiana me li presenta, alla fine del primo giorno ne ricorderò sei o sette al massimo, ma alle fine mi esorto dicendomi che sì, saranno pur novanta, ma gli umani che sono passati di lì quanti saranno stati? Dei dog sitter io che numero sarò? Quante le teste umane che hanno fatto capolino tra recinti e attraverso le porte? Fingerò di essere il dog sitter numero novanta, così, una specie di forfait per partire alla pari, non ho diritto a pensare che loro mi considerino migliore di quelli che mi hanno preceduto ma non c’è problema, adesso è tutto nelle mie mani, sarò io che mi dovrò conquistare la loro fiducia. A costo di farmi venire un’insolazione.

Andre pronto per uscire con Amo e Rebecca.

Andrea pronto per uscire con Amo, così chiamato perché aveva ingoiato l’omonimo utensile da pesca, e ci è voluta tutta la bravura della nostra dott.ssa Raineri per estrarlo con i pochi strumenti diagnostici e chirurgici che abbiamo qui, e Rebecca, che è rimasta con i piedi anteriori deformi per essere finita sotto una macchina.

Ma io la conosco bene la fiducia dei cani. E’ una delle cose più straordinarie che esistono. Da un certo momento in poi diventa qualcosa di incondizionato, il cane non ti chiederà più prove del fuoco, imparerà benissimo chi sei e cosa pretendi da lui. Imparerà il rumore dei tuoi passi, perché i passi sono tutti uguali solo per le persone, invece per i cani sono nomi. Anche il mio nome per tre settimane è stato un suono e sorrido, mi dico che sarebbe stato un altro nome se per esempio mi fossi portato un altro paio di scarpe, e questo non era esattamente un elemento che avevo valutato facendo la valigia. E chissà quante volte il mio nome sarà cambiato mentre perdevo pezzi di scarpe giorno dopo giorno, alla fine delle tre settimane le ho buttate (avrei fatto meglio a regalarle a Salvadora, una cagnetta tanto dispettosa a cui piacevano tanto), le ho demolite sui sampietrini di Mindelo, non tutte le strade sono asfaltate e i cani tirano. Purtroppo non sempre nella stessa direzione, anche questa è una malizia che si impara col tempo, accoppiare i cani tra di loro (nel senso di come sceglierli per farli passeggiare). Non è così facile come a dirlo. Però in questo modo io e Anita (la dog sitter numero novantuno, che mi ha raggiunto a lavori in corso) siamo riusciti a far camminare cagnetti che non muovevano un passo, perché troppo spaventati per le loro esperienze pregresse o poco più che cuccioli che per la prima volta mettevano zampa fuori dall’associazione  E’ bastato accoppiarli con altri cani che possedevano una sicurezza maggiore, hanno imparato un po’ come si impara ad andare in bicicletta, perché all’inizio sembrava tutta una questione di equilibrio, si sedevano, si alzavano, barcollavano e si sedevano ancora. Poi hanno imparato il trucco, hanno copiato dagli altri, hanno scoperto che liberazione è la passeggiata coi volontari e alla fine della terza settimana tiravano più di tutti, volavano. Penso che in assoluto non sia esistito nulla che mia abbia dato una soddisfazione più grande e credo di poter parlare anche a nome di Anita.

Andrea mentre gioca con Minnie, l'ultima arrivata

Andrea mentre gioca con Minnie, l’ultima arrivata

Poi, a metà della nostra permanenza a Mindelo, c’è stata la marcia, una parola che da sola ha fatto tremare quel che restava delle mie scarpe. Anche se non è stata una marcia chilometrica, anzi, il percorso previsto collegava l’associazione al club nautico, il luogo più chic di tutta Mindelo. Silvia ha precettato altri volontari capoverdiani, alcune ragazze portoghesi, un dispiegamento di forze di tutto rispetto insomma. Il colpo d’occhio è stato notevole sin da subito. Quasi tutti i cani dell’associazione a spasso in un colpo solo, per me e Anita (e per tutti gli altri) è stato come vincere il Jackpot al Casinò. Io e Silvia abbiamo fatto da battistrada, reggendo uno striscione di SI MA BO, il corteo che si apriva alle nostre spalle, per i colori e l’allegria, tanto mi sembrava quello di un carnevale, coi manifesti variopinti inneggianti il rispetto dei diritti degli animali, e in sottofondo quel sommesso parlottio tra cani e suole di scarpa.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

E che bello vedere una volta tanto Marta, la mia fidanzata, fuori dalle pareti dell’ambulatorio. Siamo stati fortunati io e lei, devo ammetterlo, e la fortuna, oltre all’aver trovato volontari favolosi con cui condividere quest’avventura, è stata l’esserci imbattuti in persone molto disponibili e in numero sufficiente da permetterci di avere un po’ di tempo tutto per noi due. Mindelo non è soltanto il posto giusto dove rompere un paio di scarpe. E’ un luogo meraviglioso, una piccola Cuba, una gemma caraibica, si mangia bene e ci si diverte un sacco. Abbiamo vissuto il Festival sulla nostra pelle, una gran bella esperienza, è difficile raccontare come ci si sente in una bolgia di capoverdiani, centinaia di persone raccolte sulla spiaggia di Baia Das Gatas, dove si radunano ogni anno per tre notti consecutive ad ascoltare musica Afro. Il sudore, i corpi, il fumo delle griglie, la volta boreale. Sarebbe stata una favola se non fosse stato per il tempo. E, nello specifico, i giorni. Tanto lenti sembravano all’inizio, quanto più frettolosi lo sono diventati da metà vacanza in poi. Ed il problema dei giorni si portava dietro un ulteriore problema. I cani. Soprattutto adesso che la loro fiducia nei nostri confronti si era trasformata in qualcosa di incondizionato. Io conoscevo tutti e novanta i loro nomi, e loro, appena sentivano i miei passi pronunciare il mio, si agitavano dietro le staccionate, aspettavano, mi venivano incontro. Avevo imparato come avvicinarli, loro avevano capito come mettere le zampette quando infilavo le pettorine. E un po’ mi vergognavo se pensavo che all’inizio li avevo definiti malamente “tante testoline che facevano capolino dietro i recinti e attraverso le porte”, adesso che li potevo chiamare tutti quanti, uno per uno, senza sbagliare un colpo: Samba, Londres, Rapido, Viola, Tarzan… e la piccola Minnie, l’ultima arrivata.

L'incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo.

L’incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo il volontariato a Capo Verde. Un’esperienza che lascia il segno.

E’ stato a quel punto, quando eravamo agli sgoccioli della nostra permanenza a Mindelo, che sono stato assalito da quella domanda incredibile di cui dicevo. Dopo tre settimane a Capo Verde, infatti, mi rendevo conto di non aver mai pronunciato ai cani una sola parola che non fosse in italiano: “Andiamo”, “Fermi”, “Giù!”, “Basta!”.

Ma i cani capoverdiani che lingua parlavano? Ma lo capivano l’italiano? Forse preferivano il portoghese? O addirittura il creolo? Mi avranno preso per scemo?

VIola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti.

Viola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti. In quel momento nessuno avrebbe mai immaginato che la sua storia potesse finire in bellezza… Per i più è già una fortuna arrivare al rifugio… e rimanerci… Eh, sì, perché le adozioni locali spesso finiscono male, nonostante tutte le precauzioni, la selezione, le interviste con tutta la famiglia,  e i controlli periodici… Kiara era stata adottata ma è già stata restituita… meglio così che ri-abbandonata per strada come succede spesso… Se solo potessimo avere un rifugio più grande…

Nulla di tutto questo, mi sono risposto, quando ormai la nostra vita parallela si era già conclusa. Così l’ha definita Marta e credo ci abbia azzeccato in pieno. E’ così che ci si sente quando si arriva in fondo, basta un giorno in Italia e Capo Verde lo si vede non come qualcosa di vicino o di lontano, ma di parallelo. Un miraggio. E, proprio come un miraggio, distanze e proporzioni variano se cambia il punto di vista con cui lo si guarda. Domandarsi se quei cani meravigliosi mi abbiano mai deriso, credo sia il punto di vista più scorretto per rileggere la nostra esperienza SI MA BO. Quei cani non hanno mai pensato male di me, ne sono più che certo, mai! Mi avranno sempre considerato il migliore, come migliori lo sono stati anche tutti gli ottantanove dog sitter che mi hanno preceduto. Novanta numeri uno. E’ questa la logica assurda e bellissima dei cani. Adesso mi staranno ancora aspettando, me lo sento. Si fermano e ascoltano quale nome pronunciano i piedi in avvicinamento, e ogni volta si chiedono: ma sarà Andrea, questo? Speriamo di sì.

VIola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena

Viola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena di pappa anziché di parassiti…

Lettera a un’amica – Storia di un’adozione

Juve sul suo divano a Bruxelles, in compagnia del gattone adottato in Serbia, anche lui... altro che  fortunello...

Juve sul suo divano a Bruxelles, in compagnia di Marina, la gattina (ora diventata una gattona) adottato da Edo in Serbia. Anche lei… altro che fortunella…

Per caso ho appena rivisto una tua vecchia foto, ne è passato di tempo…allora eri magra e la rogna stava cominciando ad attaccarti e presto avrebbe vinto la sua battaglia. Pur ritenendo di non aver fatto nulla di eccezionale, a volte mi domando se tu -ora che sei seduta sul divano davanti al camino- sia consapevole di aver vinto una specie di lotteria, di aver preso quel treno che passa una sola volta. Ma andiamo con ordine.
Le fantasie che accompagnavano i mesi precedenti la mia partenza per Capo Verde corrispondevano alle immagini che tutti conoscono e sognano sfogliando le riviste di viaggi. Il mare cristallino, le lunghe spiagge bianche e deserte, il clima eccezionale; naturalmente c’era anche l’impegno professionale con la Delegazione dell’Unione Europea, ma chi non sarebbe stato pieno d’entusiasmo sapendo che stava per passare l’autunno e l’inverno in un paradiso tropicale?
Ma mai avrei immaginato che quel piccolo puntino sull’atlante mi avrebbe presto regalato qualcosa di così speciale, un’amicizia di quelle più sincere.
Intanto le aspettative non restavano deluse. Certo, Praia, la capitale dell’arcipelago, la mia casa per quei mesi, viveva tutte le difficoltà delle grandi città: l’inquinamento, il traffico, la difficile gestione dei rifiuti e la criminalità in ascesa erano maggiormente percepiti rispetto ad altre località. Ma bastavano poche ore per essere dall’altra parte dell’isola o dell’arcipelago per godere appieno delle bellezze che la tua terra è capace di offrire.

Edo e Juve alla partenza per l'aeroporto! Ciao Juve!!!!!!! Spero tanto di rivederti, ma mai più qui!!!

Edo e Juve alla partenza per l’aeroporto! Ciao Juve!!!!!!! Spero tanto di rivederti, ma mai più qui!!!

Ma più passavano i giorni, più mi rendevo conto che esisteva anche un’altra città, un altro paese, che nell’indifferenza più generale si rendeva complice di un vero e proprio massacro contro chi non poteva difendersi.
Per quelle strade che tu conosci bene e che solo tu sai quante volte sono state teatro di violenza e di cattiveria, ma anche di giochi, di corse e di rifugio, ci sono tanti cani che ogni giorno lottano per sopravvivere. Alcuni alla ricerca di cibo vicino ai cassonetti, altri sdraiati all’ombra di qualche albero e piccoli gruppi che scelgono di vivere insieme e che si sono divisi i vari angoli delle strade. Tutti pronti a ricevere una carezza e che spesso, al contrario, ricevono un calcio, una pietra, una bastonata, persino una coltellata.

Juve alla Terrazza, l'ex B&B dove ora vengono ospitati i volontari del progetto. Max e Thomas l'hanno accolta senza alcun problema, del resto lei è proprio un pezzo di pane, come loro... tre delle poche decine di fortunati cui SIMABO è stata in grado di offrire cure, cibo e rifugio... speriamo di poter, co1n l'aiuto di tutti, aumentare presto questo numero.

Juve con Edo alla Terrazza, l’ex B&B dove ora vengono ospitati i volontari del progetto. Max e Forrest, due dei padroni di casa, l’hanno accolta senza alcun problemi, del resto lei è proprio un pezzo di pane, come loro…

Ma non basta. Chissà se ricordi ancora l’odore del veleno che evidentemente avevi imparato a riconoscere e ad evitare, ma che ogni notte faceva una strage tra i tuoi compagni di strada. E chissà se ricordi ancora il rumore di quei camion, le grida di quegli uomini (eh già, uomini…), il colpo di quelle spranghe e i lamenti che nella tua lingua significano dolore, sofferenza e angoscia.
Io e te ci siamo incontrati per la prima volta una mattina di novembre, la tua casa era un cantiere vicino al Ministero degli Esteri dove chissà quante volte hai trovato un riparo sicuro. Devo ammetterlo, sei stata tu ad adottarmi e a decidere che saremmo diventati amici e che, sì, eri proprio tu quel regalo -certamente il più bello- che quel puntino sull’atlante mi avrebbe donato.

Juve con Mel e Pichouli, i suoi inseparabili amici, che sono tuttora ospitati presso il rifugio di SIMABO. Sullo sfondo, i resti dei 16 camion di immondizia che ingombravano la cosiddetta "sede nuova" prima del nostro ingresso.

Juve con Mel e Pichouli, i suoi inseparabili amici, che sono tuttora ospitati presso il rifugio di SIMABO. Sullo sfondo, i resti dei 16 camion di immondizia che ingombravano la cosiddetta “sede nuova” prima del nostro ingresso.

Li ricordo bene quei momenti: chi mi diceva che ero matto, chi che sarebbe stato impossibile, chi che “tanto non cambierà niente” (e per essere coerente, non faceva niente per cambiare qualcosa). Troppo tardi, la decisione era già stata presa o, meglio, tu avevi già deciso e -per non lasciare nulla al caso- avevi fatto in modo che i due tuoi inseparabili compagni trovassero lentamente quella fiducia verso chi appariva così simile a tutti gli altri, ma che sapevi che avrebbe fatto sì che anche per loro le strade di Praia diventassero solo un brutto ricordo una volta affidati a Silvia e a Paolo.

Juve con i suoi nuovi compagni di vita a Bruxelles.

Juve con i suoi nuovi compagni di vita a Bruxelles.

Responsible travellers for SIMABO!

Responsible travellers for SIMABO!