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SIMABO a due grandi congressi!

Ottime notizie!

SIMABO è stata ammessa a partecipare con un tavolo informativo al congresso SCIVAC di fine maggio a Rimini, un importante appuntamento in campo veterinario.
Ringraziamo di cuore SCIVAC per offrirci questa grande occasione, che insieme agli appuntamenti AIVPA, di cui siamo ospiti ormai da molti anni, ci permetterà di far conoscere il nostro progetto a un numero sempre maggiore di persone interessate al benessere degli animali.
A tutti i veterinari che ci seguono e che saranno presenti: appuntamento a Rimini da non perdere!

Ecco il link per avere maggiori informazioni:

http://cms.scivac.it/it/eventi/congressi/9716

Ma non c’è uno senza due!

E quindi ecco un’altra notiziona: SIMABO parteciperà al congresso internazionale di telemedicina (umana) che si terrà a Lussemburgo il prossimo aprile. Il suo poster, dal titolo: Teleconsultation in Veterinary Care: Maintaining Public Health by Deworming and Treating Neutered/Spayed Cats and Dogs on Sao Vicente, Cape Verde, sarà il primo progetto di televeterinaria al mondo ad essere pubblicato! Lo trovate al n. 11 nell’elenco dei poster esposti il 23 aprile nella Exibition Hall del Centro Congressi nel programma preliminare che trovate qui: http://www.medetel.eu/index.php?rub=educational_program&page=program

Ringraziamo la dott.ssa Rossana Raineri per la sua fede nella televeterinaria e la fiducia in tutti i noi, l’Università degli Studi di Torino per il progetto sulle micosi, il dott. Alberto Lazzero di ZOHE per averci invitato, e la dott.ssa Yvette Bell per aver partecipato alla stesura del paper in inglese.

Per ulteriori informazioni questo è il link del sito: http://www.medetel.eu/index.php

Il documentario su Simabo e la testimonianza di Eleonora!

Chi non ha visto il doc. in tele (grazie anche alla canonizzazione di ben due papi nella giornata di oggi, che ha distolto l’attenzione di mezzo mondo da tutto il resto … non si può dire che non sia una data memorabile… ) può vederlo qui:

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4e8628b5-1f5e-4e2c-9c7a-d80294cac599.html

Prima di noi intervistano le rappresentati di un’associazione che si batte per la difesa dei levrieri, vale la pena sentire anche loro… Per chi non ha pazienza, il doc su di noi comincia all’8° minuto!

 

ED ECCO ORA LA TESTIMONIANZA DI UNA NOSTRA VOLONTARIA:
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Domenica mattina non sai quanto mi sono emozionata a vedere te, Rosanna, il canile…………siete davvero grandi………sono certa che le difficoltà saranno sempre tante in posti in cui le mentalità radicate faticano a cambiare, ma voi ce la state mettendo tutta e vi ammiro davvero tanto.”

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“Nel mese che sono stata con voi ho riflettuto anche su me stessa e da allora sono cambiate tante cose nella mia vita, due anni molto faticosi ma che mi stanno portando nella direzione in cui voglio andare.”

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“Prendendo spunto dal vostro coraggio e dalla vostra forza ho fatto istituire una colonia felina nel paese vicino a Firenze dove abito, (una lotta durata mesi!!!!!),  ho fatto costruire 3 casette di legno dove i gatti possono andare a ripararsi dalla pioggia e dal freddo e dove viene messo il cibo, ho dato assistenza diretta, farmaci, permesso la sterilizzazione, pensato alle terapie, ma più che altro lottato giorno dopo giorno perché la situazione fosse quella ideale per gli animali e alla fine ce l’ho fatta………..prima di venire via gli ho lasciato delle scorte a cui provvederò via via e adesso, sempre prendendovi come esempio, tramite Internet………..alla fine sono circa 50 gatti che ora stanno bene e saperlo mi fa stare molto bene………..quindi davvero grazie di tutto, spero che le cose vadano sempre meglio per voi e sicuramente ci rivedremo”

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PARALYMPIC DOGS

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Il centro veterinario Monviso è lieto di invitarvi alla prima edizione dei PARALYMPICS DOGS (prima edizione dei giochi per cani atleti diversamente abili)

LA MANIFESTAZIONE AVRA LUOGO IN DATA

11 MAGGIO 2014

PRESSO IL PALAZZETTO DELLO SPORT DI CAVOUR (TO)

Giornata benefica a favore dell’associazione SIMABO onlus, per donare attrezzature adatte ai numerosi
cani disabili ospiti del canile di capo verde.

Ospiti d’onore alcuni atleti paralimpici con dimostrazione di alcune delle discipline paralimpiche.

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA PREVEDE:

• Al mattino iscrizioni con offerta libera, presso il gazebo SIMABO, dalle ore 9 alle 10, lettura microchip, consegna dei numeri e della borsa gadget

• apertura della giornata con la presentazione dei giochi e ringraziamenti

• I cani iscritti affronteranno diverse prove suddivise in 4/6 discipline

• Pausa pranzo con buffet di cibi e bevande vegane e vegetariane

• Al termine dei giochi sarà possibile anche per i cani normodotati dilettarsi in tutte le discipline, dopo iscrizione e ricezione della borsa gadget

• Dimostrazione degli atleti paralimpici

• Premiazione ore 17.18 per i cani disabili iscritti e chiusura dei giochi

DURANTE LA MANIFESTAZIONE SARA POSSIBILE VISITARE:

• Mostra fotografica di Simabo

• Stand di ditte specializzate

• Stand delle varie associazioni e canili

Nel corso della giornata si svolgerà inoltre la premiazione del concorso letterario: “Zampa Penna e Calamaio”
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Ecco di seguito la motivazione che ha spinto molte persone ad organizzare questa speciale manifestazione:

“Salve, io sono Rossana Raineri, medico veterinario direttore sanitario del Centro Veterinario Monviso, e responsabile Veterinario per l’associazione Simabo, che promuove la cura e la sterilizzazione dei cani e gatti a Capo Verde.
Con i colleghi del Cvm, mi lamentavo del gran numero di cani e gatti disabili ( amputati, paraplegici o enucleati) che sono ospiti ormai fissi del rifugio a Mindelo, tanto che durante le mie missioni mi pare di entrare alla ”corte dei miracoli”.
Anche in Italia, in clinica, ci capita spesso di dover spiegare ai proprietari di animali ,che devono essere amputati o che rischiano di rimanere paralizzati, che la disabilità o la malattia del loro pet non deve essere vissuta male, né deve spingere a chiedere il trattamento eutanasico.
Il cane o il gatto vivono la loro disabilità nel modo più spensierato e naturale, senza cambiare per nulla il carattere e lo stato d’animo.
La pena e la tristezza che vediamo nell’umano, non li sfiora minimamente, spesso a riprova delle nostre parole, per evitare l’eutanasia dobbiamo portare ad esempio i nostri cani disabili, che sono sereni e pieni di voglia di vivere.
Così la collega, dott. Gabriella Rostan ha iniziato a dire che sarebbe bello fare una gara di agility per cani disabili, lei è anche una tifosa di Hockey, e conosce gli atleti di Torre Pellice, tra cui Andrea Chiarotti che dopo aver subito un amputazione alla gamba , è diventato capitano della squadra di sledge hockey, ed è la persona più ottimista e solare che conosca. Quest’anno è stato tra l’altro portabandiera alle Paralimpiadi di Sochi.
Ci è venuta così la strana idea di fare una giornata all’insegna della disabilità e della sua accettazione, una collaborazione tra umani e animali, normodotati e disabili , gli uni che aiutano gli altri vicendevolmente, per raccogliere fondi per acquistare un carrellino per Mingau, un cucciolotto di Mindelo che ha tanta voglia di correre ma che è paralizzato sui posteriori ed è ospite fisso a casa di Silvia Punzo, la fondatrice dell’associazione SIMABO.
Poi una cosa ha tirato l’altra, abbiamo coinvolto la dottoressa Chiara Chiaffredo , fisioterapista veterinaria, che ha tanti felici pazienti su rotelle, la Signora Gemma Bocco, che è una forza della natura, un drago per l’organizzazione, che appena sente parlare di animali in difficoltà si getta a capofitto ad aiutare.
Andrea Chiarotti ci ha dato la sua collaborazione, ha coinvolto il Cip (Comitato Paralimpico), la presidente Silvia Bruno , mi ha ricevuto e sentita la nostra idea ci ha fatto accordare il Patrocinio.
Così come il dott Thomas Bottello, presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Torino , è rimasto entusiasta ed abbiamo il patrocinio dell’Ordine.
Sono stati invitati tutti i veterinari con i loro pazienti, i fisioterapisti veterinari e umani e le associazioni di volontariato, tra cui la LIDA di Pinerolo, con il suo responsabile sig Denis Colombo, che ci aiuta in prima persona.
Speriamo di essere numerosi e che a questa prima edizione, ne succedano altre.
Vogliamo abbattere tutte le barriere, architettoniche e mentali… ci vogliamo provare.
Per tornare con i piedi per terra, voi domenica 11 maggio, potrete incontrare me ( Rossana Raineri), la dottoressa Rostan Gabriella, la Signora Gemma Bocco, il sig Chiarotti Andrea, la dottoressa Chiara Chiaffredo, la sig Silvia Punzo e Denis Colombo con tanti altri volontari che aiuteranno a rendere la giornata eccezionale.
E naturalmente tutti nostri amici a 3/4 zampe o ruote!!
Speriamo di poter raccogliere più fondi possibile, grazie agli sponsor e alle offerte del pubblico, per poterli devolvere interamente all’associazione Simabo (www.simabo.org)
Se volete avere notizie più dettagliate sul programma della manifestazione: http://www.centroveterinariomonviso.com/nuovo/paraolympics-dogs-2014/ oppure sulla pagina Facebook Paralympic dogs (https://www.facebook.com/pages/Paralympic-DOGS/1437156053195671)

 

Una famiglia per Kiara: mamma e figlie parlano della cagnolina adottata a Simabo

 

“Da quando abbiamo Kiara la mia famiglia è rinata: la mamma, ad esempio, è davvero felice. Prima era sempre stressata e sorrideva poco, ma ora che abbiamo questa cagnolina le basta guardarla che subito le torna il sorriso. image

Io e mia sorella al contrario abbiamo smesso di litigare e siamo molto più unite; per quanto riguarda mio papà invece basta vedere felice le “sue donne” per essere contento di aver adottato Kiara.” (Stefania, volontaria a Simabo nell’agosto2013) image

 

 

“SIMABO. È questo il nome che è cominciato a entrare nella nostra famiglia quando Stefania, mia figlia, navigando per caso su internet trovò quest’associazione di volontariato per gli animali. Ciò che lei sapeva era che amava gli animali ma quando ha deciso di partire l’ha fatto soprattutto per poter capire se fare la veterinaria fosse stata davvero la sua passione e il suo futuro. Effettivamente il mese passato a Capo Verde è risultato positivo per questa decisione. Mentre era via però è successa una cosa che probabilmente accade a molti dei volontari di Simabo: si è affezionata a una cagnolina.   image

Fino a quel momento non si era mai pensato di adottare un cane, ma Stefania dopo circa 9 mesi dal suo ritorno ci ha convinto e abbiamo deciso di adottare la cucciola a cui era legata: Kiara.

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Da parte mia, questa decisione è stata presa valutando anche il suo carattere. Stefania infatti ci ha raccontato che a causa di un incidente questa cagnolina era particolarmente spaventata. Questo io l’avevo notato dai suoi occhi tristi nelle fotografie che mia figlia ci aveva spedito.

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Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato avere un cane in casa e se questo mi avrebbe portato dei problemi in famiglia. Ma dopo l’arrivo di Kiara queste mie paure sono svanite nel nulla. Lei infatti è una cane molto pauroso ma è risultata essere molto ben educata e tranquilla. È obbediente, quando le si dice di non fare qualcosa è pronta a fermarsi e a ritornare indietro.

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Dopo solo una settimana Kiara conosce già la casa dove abita e inoltre è molto legata a Stefania (sono certa che l’ha riconosciuta) ma anche ad Alessia, l’altra mia figlia. Infatti quando loro non ci sono è sempre attenta a chi entra in casa e nel momento in cui una delle due varca la soglia, si alza dal suo “lettino” e le va incontro a farle festa.

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Finora l’adozione di KIARA è risultata positiva e tutti noi speriamo di riuscire a farle dimenticare le brutte esperienze passate.”   (Francesca)

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“Ho sempre desiderato avere un cane: bianco, piccolo, dolce e tutto da coccolare, come quello di mia zia. Quando parlavo di quest’argomento, tutti mi ripetevano che era un impegno e che non ero ancora pronta. E solo adesso capisco perché me lo dicevano sempre. Ora, che sono un po’ più responsabile, il mio sogno si è avverato.

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Tutto iniziò quando mia sorella Stefania, amante degli animali, partì per Capo Verde per sentire sulla sua stessa pelle se il lavoro di veterinaria era quello giusto per lei. Là, infatti, si trova la sede dell’associazione Simabo, gestita da Paolo e Silvia, due persone carinissime. Il suo scopo principale è sterilizzare più cani e gatti possibili e aiutare quelli più bisognosi. Inoltre insegnano alla gente a rispettare i loro animali e a considerarli come loro. Infatti lo stesso nome “Simabo” significa appunto “loro come te” in portoghese.

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In quel posto si innamorò di una cagnetta di nome Kiara, la quale, dopo molte carezze e crocchette si affezionò a mia sorella. Ogni giorno sentivo Stefania via Skype e mi parlava di questa cagnolina dolcissima. Quando è tornata abbiamo convinto insieme mio papà ad adottarla e dopo 9 mesi è arrivata.

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Io la immaginavo grande, agile e un po’ mascolina e invece è una dormigliona ma quando la portiamo fuori corre velocissima.

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Adoro scendere dalle scale la mattina e vederla fare le feste e saltare ovunque perché ha voglia di uscire. Penso che sia una cagnolina davvero intelligente perché già dopo un paio di giorni ha imparato a fare il seduto. Spero proprio che lei si trovi bene da noi, ma grazie ai suoi continui scodinzolii credo proprio di si!”   (Alessia, sorella di Stefania)

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I nostri viaggi solidali!

Gli occhi di SiMaBo – di Chiara Felmini

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Scrivere un report sulla mia permanenza a S. Vicente per seguire e fotografare il lavoro quotidiano di Si Ma Bô… Questa è una sfida, mi sono detta! Tradurre in parole tutto ciò che ho visto e sentito in pochi e intensi giorni… questa è una sfida, mi sono detta !

Rendere interessanti le parole, facendo si che traducano almeno un po’ le sensazioni di vita, impegno, volontà e dedizione che ho visto… questa è una sfida , mi sono detta ! Ma le sfide mi sono sempre piaciute!

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In fondo ho cercato l’esperienza a Si Ma Bô anche per questo… Nella vita la curiosità è stato il motore principale delle mie esperienze e credo di aver sempre ricevuto da queste molto più di quanto mi siano costate; a Si Ma Bô, con la mia attrezzatura fotografica e la mia esperienza ormai abbastanza consolidata, anche se amatoriale, avrei potuto rendermi utile e “restituire” un po’ di ciò che ho ricevuto.

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E poi la mia permanenza era già stata prevista e programmata per Novembre scorso, quando un imprevisto famigliare mi ha trattenuto a due giorni dalla partenza con tanto di biglietto pagato… Ho preparato comunque il calendario che avevo proposto come iniziativa natalizia e l’ho fatto utilizzando le foto che Silvia mi ha gentilmente fornito, oltre a quelle scattate da Sergio (Saglia) in occasione della sua permanenza… ma ho pensato: l’Universo mi chiede se proprio è vero che voglio andare a Si Ma Bô ? Posso meritarmi una permanenza a Si Ma Bô ? Credo proprio di sì.

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Sono partita credendo di essere preparata a quello che avrei visto e vissuto: non conoscevo personalmente Silvia (i nostri erano stati contatti via internet e comunque mi avevano già permesso di conoscere il suo essere vulcanica), ma conosco bene e da molti anni Rossana (Raineri, direttore sanitario di Si Ma Bô) e conosco altrettanto bene Sergio (Saglia, volontario veterinario che è stato recentemente a Si Ma Bô), con loro ho parlato a lungo; sono veterinaria laureata da oltre 20 anni e ho viaggiato molto, venendo a contatto anche con realtà difficili…chiara felmini-1202 (640x427)

Quindi, pensavo, so esattamente cosa vado a fare e vedere! Ma così non è stato.

È meraviglioso come il percorso della vita sia disseminato di incontri che sanno stupire; Si Ma Bô è stato uno di questi. Appena arrivata il primo incontro è stato con il canile: è la sede e il fulcro dell’attività quotidiana a Mindelo che si snoda per lunghe e intense ore scandite e accompagnate da un latrare infinito di tutti gli ospiti. Ogni ospite vuole un po’ di attenzione; qualcuno la chiede con gli occhi, altri con la voce, ma le persone che lavorano al canile (volontari e dipendenti) ascoltano tutte queste richieste: conoscono i nomi di ciascuno, si occupano dei turni della passeggiata e fanno in modo che le ciotole siano sempre piene. E nel frattempo ascoltano anche le richieste di tutte le persone che arrivano da Mindelo e dintorni con i loro compagni perchè vengano visitati , curati e magari operati.

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Ho pensato più volte di essere spettatrice di una sinfonia: l’Orchestra è numerosa (dipendenti e volontari, veterinari e non), i rumori sono tanti, la platea è ampia e gli accordi difficili, ma quando si incomincia , come per magia, tutto funziona! E il direttore d’Orchestra è Silvia: la sua presenza è costante , attenta e infaticabile fino all’incredibile e sempre disposta a nuove battaglie, se necessarie, per migliorare il lavoro di Si Ma Bô. Ogni orchestrale è però fondamentale: da Nanda , l’energica e vitale Nanda che si occupa di medicazioni, terapie e trattamenti antiparassitari nel canile; Sonia, supporto anche logistico oltre che infermieristico del canile; i veterinari (Gui e Yvette sono quelli che ho incontrato nella mia permanenza) che operano in condizioni che comportano capacità decisionali, operative e “creative” veramente incredibili, formative per chiunque; Ravi, anima veramente tuttofare di Si Ma Bô che fa da autista a controllore degli adottati oltre che da efficiente infermiere se necessario. E l’operato di tutti è sempre condito da entusiasmo vitale, magari con scontri anche aspri e con altrettante risate, ma vitale.

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Oltre a questa fervente attività “cittadina” ho potuto vedere anche quanto lavoro ci sia “fuori” dal canile: le campagne di sterilizzazione nei distretti di campagna e di periferia con una ricerca casa per casa di collaborazione e disponibilità di proprietari e edifici; le terapie ripetute e continuative per il tumore di Sticker con visite periodiche ai pazienti trattati; il controllo e la vigilanza degli ospiti affidati a nuove famiglie, oltre che tutto il lavoro di Silvia fatto di contatti, mediazioni, richieste di collaborazione con autorità locali e privati sostenitori.

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Mi rendo conto però che parlare dell’esperienza a Si Ma Bô può sembrare un elenco di lodi all’operato e questo non rende giustizia: il lavoro svolto dall’orchestra di Si Ma Bô è un lavoro difficile da descrivere, perchè è finalizzato alla cura della salute e del benessere di individui che non parlano, ma che sanno spiegare tutto quello che provano con i loro occhi. Pensate ai loro occhi quando leggerete questo piccolo resoconto, pensate intensamente ai loro occhi, se ci riuscite allora significa che sono riuscita a raccontarvi qualcosa della magia di Si Ma Bô.

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Poema del volontario scalzo

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012: il pimo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea, d'inverno ispettore del lavoro, d'estate volontario, vicino a lui Anita, arpista temeraria, e Marta, studentessa in veterinaria. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato a sinistra, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012 sotto il grande tamarindo della nostra sede: il primo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia Bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea Bonomi, autore di questo post, d’inverno ispettore del lavoro, d’estate volontario, vicino a lui Anita Dragoni, arpista temeraria, e Marta Mauri, studentessa in veterinaria, nonché fidanzata di Andrea. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana, l’ultima in piedi a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato, Paolo, aspirante capitano di marina, che ci aiuta nei we e d’estate per pagarsi la scuola. All’estrema sinistra, accovacciato, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Non avrei mai pensato che la mia avventura SI MA BO cominciasse con una promessa a denti stretti e si concludesse con una domanda ai limiti del surreale. La promessa mi è venuta di getto, “la prossima volta che tornerò qui”, mi sono detto, “giuro che farò in modo di volare con una compagnia che non sia la TACV”. Vedo quell’aereo a eliche ed un po’ mi si stringe lo stomaco. Ma l’aereo rolla per la pista come se non ne gliene fregasse nulla della differenza che passa tra un’elica e un reattore e, quando ruggisce gagliardo come gli altri aerei che conosco, anche a me non importa più niente. Il viaggio da Sal a Sao Vicente dura meno di un’ora, il resto sembra tutto una luna di miele, i bagagli e tutto quel che i bagagli contengono (farmaci, museruole, collari, microchip) arrivano puntualissimi, a dispetto degli scongiuri di gente che se ne resterà imbambolata a fissare il rullo molto più a lungo di noi; Ravì, l’autista dell’associazione ci aspetta reggendo il logo inconfondibile di SI MA BO e ci accompagna a quella che sarà la nostra dimora, la terrazza, e capiamo da subito perché si chiama così. Non un caso. Un “non caso” con un panorama incredibile, provare per credere.

VIsta dalla terrazza con Max, il padrone di casa

Vista dalla terrazza della casa dei volontari con Max, il padrone di casa

Ci prepariamo per la prima riunione con Silvia, per organizzare il lavoro dei giorni a venire, e già mi chiedo, come avranno sicuramente fatto i miei compagni di viaggio, Marta, la mia fidanzata e studentessa di Medicina Veterinaria, e Paolo, a sua volta aspirante veterinario, quale sarà l’impatto con l’associazione, è da mesi che ne parliamo e adesso ci siamo, mi chiedo se le aspettative, gli scongiuri, la giungla di mail tra noi e Silvia siano stati in grado di prepararci a tutto. Ma è presto per capirlo e Silvia, come a dirci che lì è come essere ancora a casa, ci cucina uno spaghetto al pomodoro di quelli che sa fare solo mia mamma. L’impatto con l’associazione. Dire che è un’esperienza per cuori forti è senz’altro un’esagerazione, ma novanta cani sono novanta cani. Tutti insieme non li avevo mai visti. Forse soltanto al cinema e soltanto Dalmata.

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite... non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, sopratutto agli ospiti a 4 zampe...

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite… non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, soprattutto agli ospiti a 4 zampe…

Qui invece ce n’è per tutti i gusti, mi presento a loro, sarò il loro dog sitter, Marta e Paolo faranno tutto quel che c’è da fare in associazione, io fuori. Ovvero novanta cani. Diviso due (ce la posso fare a portarne fuori due alla volta, “lo so”) fa quarantacinque. Quarantacinque diviso sei (tolto il meritato giorno di riposo) fa sette e mezzo, saranno le passeggiate che mi serviranno per portarli fuori tutti almeno una volta alla settimana. Potrei fare anche di meglio, ovvio, ma presto scoprirò che questa mezza intenzione mi costerà un’insolazione.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni "da passeggio" con il gel fresco dell'aloe vera raccolta in terrazza.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni “da passeggio” con il gel fresco dell’aloe vera raccolta in terrazza.

Un’insolazione spesa bene, direi, considerando che al termine della prima settimana i cani avranno avuto la loro mezz’ora d’aria quasi due volte a testa. All’inizio novanta cani sono poco altro che tante testoline che fanno capolino dai recinti e attraverso le porte, mi dico che non riuscirò mai ad imparare tutti i quei nomi mentre Tatiana me li presenta, alla fine del primo giorno ne ricorderò sei o sette al massimo, ma alle fine mi esorto dicendomi che sì, saranno pur novanta, ma gli umani che sono passati di lì quanti saranno stati? Dei dog sitter io che numero sarò? Quante le teste umane che hanno fatto capolino tra recinti e attraverso le porte? Fingerò di essere il dog sitter numero novanta, così, una specie di forfait per partire alla pari, non ho diritto a pensare che loro mi considerino migliore di quelli che mi hanno preceduto ma non c’è problema, adesso è tutto nelle mie mani, sarò io che mi dovrò conquistare la loro fiducia. A costo di farmi venire un’insolazione.

Andre pronto per uscire con Amo e Rebecca.

Andrea pronto per uscire con Amo, così chiamato perché aveva ingoiato l’omonimo utensile da pesca, e ci è voluta tutta la bravura della nostra dott.ssa Raineri per estrarlo con i pochi strumenti diagnostici e chirurgici che abbiamo qui, e Rebecca, che è rimasta con i piedi anteriori deformi per essere finita sotto una macchina.

Ma io la conosco bene la fiducia dei cani. E’ una delle cose più straordinarie che esistono. Da un certo momento in poi diventa qualcosa di incondizionato, il cane non ti chiederà più prove del fuoco, imparerà benissimo chi sei e cosa pretendi da lui. Imparerà il rumore dei tuoi passi, perché i passi sono tutti uguali solo per le persone, invece per i cani sono nomi. Anche il mio nome per tre settimane è stato un suono e sorrido, mi dico che sarebbe stato un altro nome se per esempio mi fossi portato un altro paio di scarpe, e questo non era esattamente un elemento che avevo valutato facendo la valigia. E chissà quante volte il mio nome sarà cambiato mentre perdevo pezzi di scarpe giorno dopo giorno, alla fine delle tre settimane le ho buttate (avrei fatto meglio a regalarle a Salvadora, una cagnetta tanto dispettosa a cui piacevano tanto), le ho demolite sui sampietrini di Mindelo, non tutte le strade sono asfaltate e i cani tirano. Purtroppo non sempre nella stessa direzione, anche questa è una malizia che si impara col tempo, accoppiare i cani tra di loro (nel senso di come sceglierli per farli passeggiare). Non è così facile come a dirlo. Però in questo modo io e Anita (la dog sitter numero novantuno, che mi ha raggiunto a lavori in corso) siamo riusciti a far camminare cagnetti che non muovevano un passo, perché troppo spaventati per le loro esperienze pregresse o poco più che cuccioli che per la prima volta mettevano zampa fuori dall’associazione  E’ bastato accoppiarli con altri cani che possedevano una sicurezza maggiore, hanno imparato un po’ come si impara ad andare in bicicletta, perché all’inizio sembrava tutta una questione di equilibrio, si sedevano, si alzavano, barcollavano e si sedevano ancora. Poi hanno imparato il trucco, hanno copiato dagli altri, hanno scoperto che liberazione è la passeggiata coi volontari e alla fine della terza settimana tiravano più di tutti, volavano. Penso che in assoluto non sia esistito nulla che mia abbia dato una soddisfazione più grande e credo di poter parlare anche a nome di Anita.

Andrea mentre gioca con Minnie, l'ultima arrivata

Andrea mentre gioca con Minnie, l’ultima arrivata

Poi, a metà della nostra permanenza a Mindelo, c’è stata la marcia, una parola che da sola ha fatto tremare quel che restava delle mie scarpe. Anche se non è stata una marcia chilometrica, anzi, il percorso previsto collegava l’associazione al club nautico, il luogo più chic di tutta Mindelo. Silvia ha precettato altri volontari capoverdiani, alcune ragazze portoghesi, un dispiegamento di forze di tutto rispetto insomma. Il colpo d’occhio è stato notevole sin da subito. Quasi tutti i cani dell’associazione a spasso in un colpo solo, per me e Anita (e per tutti gli altri) è stato come vincere il Jackpot al Casinò. Io e Silvia abbiamo fatto da battistrada, reggendo uno striscione di SI MA BO, il corteo che si apriva alle nostre spalle, per i colori e l’allegria, tanto mi sembrava quello di un carnevale, coi manifesti variopinti inneggianti il rispetto dei diritti degli animali, e in sottofondo quel sommesso parlottio tra cani e suole di scarpa.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

E che bello vedere una volta tanto Marta, la mia fidanzata, fuori dalle pareti dell’ambulatorio. Siamo stati fortunati io e lei, devo ammetterlo, e la fortuna, oltre all’aver trovato volontari favolosi con cui condividere quest’avventura, è stata l’esserci imbattuti in persone molto disponibili e in numero sufficiente da permetterci di avere un po’ di tempo tutto per noi due. Mindelo non è soltanto il posto giusto dove rompere un paio di scarpe. E’ un luogo meraviglioso, una piccola Cuba, una gemma caraibica, si mangia bene e ci si diverte un sacco. Abbiamo vissuto il Festival sulla nostra pelle, una gran bella esperienza, è difficile raccontare come ci si sente in una bolgia di capoverdiani, centinaia di persone raccolte sulla spiaggia di Baia Das Gatas, dove si radunano ogni anno per tre notti consecutive ad ascoltare musica Afro. Il sudore, i corpi, il fumo delle griglie, la volta boreale. Sarebbe stata una favola se non fosse stato per il tempo. E, nello specifico, i giorni. Tanto lenti sembravano all’inizio, quanto più frettolosi lo sono diventati da metà vacanza in poi. Ed il problema dei giorni si portava dietro un ulteriore problema. I cani. Soprattutto adesso che la loro fiducia nei nostri confronti si era trasformata in qualcosa di incondizionato. Io conoscevo tutti e novanta i loro nomi, e loro, appena sentivano i miei passi pronunciare il mio, si agitavano dietro le staccionate, aspettavano, mi venivano incontro. Avevo imparato come avvicinarli, loro avevano capito come mettere le zampette quando infilavo le pettorine. E un po’ mi vergognavo se pensavo che all’inizio li avevo definiti malamente “tante testoline che facevano capolino dietro i recinti e attraverso le porte”, adesso che li potevo chiamare tutti quanti, uno per uno, senza sbagliare un colpo: Samba, Londres, Rapido, Viola, Tarzan… e la piccola Minnie, l’ultima arrivata.

L'incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo.

L’incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo il volontariato a Capo Verde. Un’esperienza che lascia il segno.

E’ stato a quel punto, quando eravamo agli sgoccioli della nostra permanenza a Mindelo, che sono stato assalito da quella domanda incredibile di cui dicevo. Dopo tre settimane a Capo Verde, infatti, mi rendevo conto di non aver mai pronunciato ai cani una sola parola che non fosse in italiano: “Andiamo”, “Fermi”, “Giù!”, “Basta!”.

Ma i cani capoverdiani che lingua parlavano? Ma lo capivano l’italiano? Forse preferivano il portoghese? O addirittura il creolo? Mi avranno preso per scemo?

VIola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti.

Viola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti. In quel momento nessuno avrebbe mai immaginato che la sua storia potesse finire in bellezza… Per i più è già una fortuna arrivare al rifugio… e rimanerci… Eh, sì, perché le adozioni locali spesso finiscono male, nonostante tutte le precauzioni, la selezione, le interviste con tutta la famiglia,  e i controlli periodici… Kiara era stata adottata ma è già stata restituita… meglio così che ri-abbandonata per strada come succede spesso… Se solo potessimo avere un rifugio più grande…

Nulla di tutto questo, mi sono risposto, quando ormai la nostra vita parallela si era già conclusa. Così l’ha definita Marta e credo ci abbia azzeccato in pieno. E’ così che ci si sente quando si arriva in fondo, basta un giorno in Italia e Capo Verde lo si vede non come qualcosa di vicino o di lontano, ma di parallelo. Un miraggio. E, proprio come un miraggio, distanze e proporzioni variano se cambia il punto di vista con cui lo si guarda. Domandarsi se quei cani meravigliosi mi abbiano mai deriso, credo sia il punto di vista più scorretto per rileggere la nostra esperienza SI MA BO. Quei cani non hanno mai pensato male di me, ne sono più che certo, mai! Mi avranno sempre considerato il migliore, come migliori lo sono stati anche tutti gli ottantanove dog sitter che mi hanno preceduto. Novanta numeri uno. E’ questa la logica assurda e bellissima dei cani. Adesso mi staranno ancora aspettando, me lo sento. Si fermano e ascoltano quale nome pronunciano i piedi in avvicinamento, e ogni volta si chiedono: ma sarà Andrea, questo? Speriamo di sì.

VIola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena

Viola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena di pappa anziché di parassiti…


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