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E dopo l’ambulatorio ecco anche il nuovo rifugio per gatti!

(Quasi) terminato anche il trasloco del gattile/ostello…

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La nuova casa dei gatti (e dei volontari!), si trova ora in un’ottima posizione, a pochi passi dalla spiaggia e dalla piazza principale! Ha una grande cucina, un cortiletto e due terrazze! Una con vista mare per gli ospiti e l’altra per i gatti…

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E naturalmente le ormai immancabili decorazioni di Milena Maiorano che rendono ogni angolo del tutto speciale!

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E c’e’ gia’ anche la prima intrusa! La nuova tripode di SIMABO… mollata in clinica dal solito padrone irresponsabile! Ma lei non sembra molto preoccupata di aver perso una zampa, l’importante e’ che la pappa sia buona e abbondante… stasera riso con il pesce e crocchette per dessert… da leccarsi i baffi…
Adesso dobbiamo solo sperare che gli ospiti siano numerosi e generosi per coprire i 1000 euro di spese al mese della nuova location!!

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Il documentario su Simabo e la testimonianza di Eleonora!

Chi non ha visto il doc. in tele (grazie anche alla canonizzazione di ben due papi nella giornata di oggi, che ha distolto l’attenzione di mezzo mondo da tutto il resto … non si può dire che non sia una data memorabile… ) può vederlo qui:

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http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4e8628b5-1f5e-4e2c-9c7a-d80294cac599.html

Prima di noi intervistano le rappresentati di un’associazione che si batte per la difesa dei levrieri, vale la pena sentire anche loro… Per chi non ha pazienza, il doc su di noi comincia all’8° minuto!

 

ED ECCO ORA LA TESTIMONIANZA DI UNA NOSTRA VOLONTARIA:
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Domenica mattina non sai quanto mi sono emozionata a vedere te, Rosanna, il canile…………siete davvero grandi………sono certa che le difficoltà saranno sempre tante in posti in cui le mentalità radicate faticano a cambiare, ma voi ce la state mettendo tutta e vi ammiro davvero tanto.”

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“Nel mese che sono stata con voi ho riflettuto anche su me stessa e da allora sono cambiate tante cose nella mia vita, due anni molto faticosi ma che mi stanno portando nella direzione in cui voglio andare.”

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“Prendendo spunto dal vostro coraggio e dalla vostra forza ho fatto istituire una colonia felina nel paese vicino a Firenze dove abito, (una lotta durata mesi!!!!!),  ho fatto costruire 3 casette di legno dove i gatti possono andare a ripararsi dalla pioggia e dal freddo e dove viene messo il cibo, ho dato assistenza diretta, farmaci, permesso la sterilizzazione, pensato alle terapie, ma più che altro lottato giorno dopo giorno perché la situazione fosse quella ideale per gli animali e alla fine ce l’ho fatta………..prima di venire via gli ho lasciato delle scorte a cui provvederò via via e adesso, sempre prendendovi come esempio, tramite Internet………..alla fine sono circa 50 gatti che ora stanno bene e saperlo mi fa stare molto bene………..quindi davvero grazie di tutto, spero che le cose vadano sempre meglio per voi e sicuramente ci rivedremo”

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I nostri viaggi solidali!

Poema del volontario scalzo

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012: il pimo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea, d'inverno ispettore del lavoro, d'estate volontario, vicino a lui Anita, arpista temeraria, e Marta, studentessa in veterinaria. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato a sinistra, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012 sotto il grande tamarindo della nostra sede: il primo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia Bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea Bonomi, autore di questo post, d’inverno ispettore del lavoro, d’estate volontario, vicino a lui Anita Dragoni, arpista temeraria, e Marta Mauri, studentessa in veterinaria, nonché fidanzata di Andrea. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana, l’ultima in piedi a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato, Paolo, aspirante capitano di marina, che ci aiuta nei we e d’estate per pagarsi la scuola. All’estrema sinistra, accovacciato, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Non avrei mai pensato che la mia avventura SI MA BO cominciasse con una promessa a denti stretti e si concludesse con una domanda ai limiti del surreale. La promessa mi è venuta di getto, “la prossima volta che tornerò qui”, mi sono detto, “giuro che farò in modo di volare con una compagnia che non sia la TACV”. Vedo quell’aereo a eliche ed un po’ mi si stringe lo stomaco. Ma l’aereo rolla per la pista come se non ne gliene fregasse nulla della differenza che passa tra un’elica e un reattore e, quando ruggisce gagliardo come gli altri aerei che conosco, anche a me non importa più niente. Il viaggio da Sal a Sao Vicente dura meno di un’ora, il resto sembra tutto una luna di miele, i bagagli e tutto quel che i bagagli contengono (farmaci, museruole, collari, microchip) arrivano puntualissimi, a dispetto degli scongiuri di gente che se ne resterà imbambolata a fissare il rullo molto più a lungo di noi; Ravì, l’autista dell’associazione ci aspetta reggendo il logo inconfondibile di SI MA BO e ci accompagna a quella che sarà la nostra dimora, la terrazza, e capiamo da subito perché si chiama così. Non un caso. Un “non caso” con un panorama incredibile, provare per credere.

VIsta dalla terrazza con Max, il padrone di casa

Vista dalla terrazza della casa dei volontari con Max, il padrone di casa

Ci prepariamo per la prima riunione con Silvia, per organizzare il lavoro dei giorni a venire, e già mi chiedo, come avranno sicuramente fatto i miei compagni di viaggio, Marta, la mia fidanzata e studentessa di Medicina Veterinaria, e Paolo, a sua volta aspirante veterinario, quale sarà l’impatto con l’associazione, è da mesi che ne parliamo e adesso ci siamo, mi chiedo se le aspettative, gli scongiuri, la giungla di mail tra noi e Silvia siano stati in grado di prepararci a tutto. Ma è presto per capirlo e Silvia, come a dirci che lì è come essere ancora a casa, ci cucina uno spaghetto al pomodoro di quelli che sa fare solo mia mamma. L’impatto con l’associazione. Dire che è un’esperienza per cuori forti è senz’altro un’esagerazione, ma novanta cani sono novanta cani. Tutti insieme non li avevo mai visti. Forse soltanto al cinema e soltanto Dalmata.

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite... non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, sopratutto agli ospiti a 4 zampe...

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite… non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, soprattutto agli ospiti a 4 zampe…

Qui invece ce n’è per tutti i gusti, mi presento a loro, sarò il loro dog sitter, Marta e Paolo faranno tutto quel che c’è da fare in associazione, io fuori. Ovvero novanta cani. Diviso due (ce la posso fare a portarne fuori due alla volta, “lo so”) fa quarantacinque. Quarantacinque diviso sei (tolto il meritato giorno di riposo) fa sette e mezzo, saranno le passeggiate che mi serviranno per portarli fuori tutti almeno una volta alla settimana. Potrei fare anche di meglio, ovvio, ma presto scoprirò che questa mezza intenzione mi costerà un’insolazione.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni "da passeggio" con il gel fresco dell'aloe vera raccolta in terrazza.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni “da passeggio” con il gel fresco dell’aloe vera raccolta in terrazza.

Un’insolazione spesa bene, direi, considerando che al termine della prima settimana i cani avranno avuto la loro mezz’ora d’aria quasi due volte a testa. All’inizio novanta cani sono poco altro che tante testoline che fanno capolino dai recinti e attraverso le porte, mi dico che non riuscirò mai ad imparare tutti i quei nomi mentre Tatiana me li presenta, alla fine del primo giorno ne ricorderò sei o sette al massimo, ma alle fine mi esorto dicendomi che sì, saranno pur novanta, ma gli umani che sono passati di lì quanti saranno stati? Dei dog sitter io che numero sarò? Quante le teste umane che hanno fatto capolino tra recinti e attraverso le porte? Fingerò di essere il dog sitter numero novanta, così, una specie di forfait per partire alla pari, non ho diritto a pensare che loro mi considerino migliore di quelli che mi hanno preceduto ma non c’è problema, adesso è tutto nelle mie mani, sarò io che mi dovrò conquistare la loro fiducia. A costo di farmi venire un’insolazione.

Andre pronto per uscire con Amo e Rebecca.

Andrea pronto per uscire con Amo, così chiamato perché aveva ingoiato l’omonimo utensile da pesca, e ci è voluta tutta la bravura della nostra dott.ssa Raineri per estrarlo con i pochi strumenti diagnostici e chirurgici che abbiamo qui, e Rebecca, che è rimasta con i piedi anteriori deformi per essere finita sotto una macchina.

Ma io la conosco bene la fiducia dei cani. E’ una delle cose più straordinarie che esistono. Da un certo momento in poi diventa qualcosa di incondizionato, il cane non ti chiederà più prove del fuoco, imparerà benissimo chi sei e cosa pretendi da lui. Imparerà il rumore dei tuoi passi, perché i passi sono tutti uguali solo per le persone, invece per i cani sono nomi. Anche il mio nome per tre settimane è stato un suono e sorrido, mi dico che sarebbe stato un altro nome se per esempio mi fossi portato un altro paio di scarpe, e questo non era esattamente un elemento che avevo valutato facendo la valigia. E chissà quante volte il mio nome sarà cambiato mentre perdevo pezzi di scarpe giorno dopo giorno, alla fine delle tre settimane le ho buttate (avrei fatto meglio a regalarle a Salvadora, una cagnetta tanto dispettosa a cui piacevano tanto), le ho demolite sui sampietrini di Mindelo, non tutte le strade sono asfaltate e i cani tirano. Purtroppo non sempre nella stessa direzione, anche questa è una malizia che si impara col tempo, accoppiare i cani tra di loro (nel senso di come sceglierli per farli passeggiare). Non è così facile come a dirlo. Però in questo modo io e Anita (la dog sitter numero novantuno, che mi ha raggiunto a lavori in corso) siamo riusciti a far camminare cagnetti che non muovevano un passo, perché troppo spaventati per le loro esperienze pregresse o poco più che cuccioli che per la prima volta mettevano zampa fuori dall’associazione  E’ bastato accoppiarli con altri cani che possedevano una sicurezza maggiore, hanno imparato un po’ come si impara ad andare in bicicletta, perché all’inizio sembrava tutta una questione di equilibrio, si sedevano, si alzavano, barcollavano e si sedevano ancora. Poi hanno imparato il trucco, hanno copiato dagli altri, hanno scoperto che liberazione è la passeggiata coi volontari e alla fine della terza settimana tiravano più di tutti, volavano. Penso che in assoluto non sia esistito nulla che mia abbia dato una soddisfazione più grande e credo di poter parlare anche a nome di Anita.

Andrea mentre gioca con Minnie, l'ultima arrivata

Andrea mentre gioca con Minnie, l’ultima arrivata

Poi, a metà della nostra permanenza a Mindelo, c’è stata la marcia, una parola che da sola ha fatto tremare quel che restava delle mie scarpe. Anche se non è stata una marcia chilometrica, anzi, il percorso previsto collegava l’associazione al club nautico, il luogo più chic di tutta Mindelo. Silvia ha precettato altri volontari capoverdiani, alcune ragazze portoghesi, un dispiegamento di forze di tutto rispetto insomma. Il colpo d’occhio è stato notevole sin da subito. Quasi tutti i cani dell’associazione a spasso in un colpo solo, per me e Anita (e per tutti gli altri) è stato come vincere il Jackpot al Casinò. Io e Silvia abbiamo fatto da battistrada, reggendo uno striscione di SI MA BO, il corteo che si apriva alle nostre spalle, per i colori e l’allegria, tanto mi sembrava quello di un carnevale, coi manifesti variopinti inneggianti il rispetto dei diritti degli animali, e in sottofondo quel sommesso parlottio tra cani e suole di scarpa.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

E che bello vedere una volta tanto Marta, la mia fidanzata, fuori dalle pareti dell’ambulatorio. Siamo stati fortunati io e lei, devo ammetterlo, e la fortuna, oltre all’aver trovato volontari favolosi con cui condividere quest’avventura, è stata l’esserci imbattuti in persone molto disponibili e in numero sufficiente da permetterci di avere un po’ di tempo tutto per noi due. Mindelo non è soltanto il posto giusto dove rompere un paio di scarpe. E’ un luogo meraviglioso, una piccola Cuba, una gemma caraibica, si mangia bene e ci si diverte un sacco. Abbiamo vissuto il Festival sulla nostra pelle, una gran bella esperienza, è difficile raccontare come ci si sente in una bolgia di capoverdiani, centinaia di persone raccolte sulla spiaggia di Baia Das Gatas, dove si radunano ogni anno per tre notti consecutive ad ascoltare musica Afro. Il sudore, i corpi, il fumo delle griglie, la volta boreale. Sarebbe stata una favola se non fosse stato per il tempo. E, nello specifico, i giorni. Tanto lenti sembravano all’inizio, quanto più frettolosi lo sono diventati da metà vacanza in poi. Ed il problema dei giorni si portava dietro un ulteriore problema. I cani. Soprattutto adesso che la loro fiducia nei nostri confronti si era trasformata in qualcosa di incondizionato. Io conoscevo tutti e novanta i loro nomi, e loro, appena sentivano i miei passi pronunciare il mio, si agitavano dietro le staccionate, aspettavano, mi venivano incontro. Avevo imparato come avvicinarli, loro avevano capito come mettere le zampette quando infilavo le pettorine. E un po’ mi vergognavo se pensavo che all’inizio li avevo definiti malamente “tante testoline che facevano capolino dietro i recinti e attraverso le porte”, adesso che li potevo chiamare tutti quanti, uno per uno, senza sbagliare un colpo: Samba, Londres, Rapido, Viola, Tarzan… e la piccola Minnie, l’ultima arrivata.

L'incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo.

L’incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo il volontariato a Capo Verde. Un’esperienza che lascia il segno.

E’ stato a quel punto, quando eravamo agli sgoccioli della nostra permanenza a Mindelo, che sono stato assalito da quella domanda incredibile di cui dicevo. Dopo tre settimane a Capo Verde, infatti, mi rendevo conto di non aver mai pronunciato ai cani una sola parola che non fosse in italiano: “Andiamo”, “Fermi”, “Giù!”, “Basta!”.

Ma i cani capoverdiani che lingua parlavano? Ma lo capivano l’italiano? Forse preferivano il portoghese? O addirittura il creolo? Mi avranno preso per scemo?

VIola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti.

Viola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti. In quel momento nessuno avrebbe mai immaginato che la sua storia potesse finire in bellezza… Per i più è già una fortuna arrivare al rifugio… e rimanerci… Eh, sì, perché le adozioni locali spesso finiscono male, nonostante tutte le precauzioni, la selezione, le interviste con tutta la famiglia,  e i controlli periodici… Kiara era stata adottata ma è già stata restituita… meglio così che ri-abbandonata per strada come succede spesso… Se solo potessimo avere un rifugio più grande…

Nulla di tutto questo, mi sono risposto, quando ormai la nostra vita parallela si era già conclusa. Così l’ha definita Marta e credo ci abbia azzeccato in pieno. E’ così che ci si sente quando si arriva in fondo, basta un giorno in Italia e Capo Verde lo si vede non come qualcosa di vicino o di lontano, ma di parallelo. Un miraggio. E, proprio come un miraggio, distanze e proporzioni variano se cambia il punto di vista con cui lo si guarda. Domandarsi se quei cani meravigliosi mi abbiano mai deriso, credo sia il punto di vista più scorretto per rileggere la nostra esperienza SI MA BO. Quei cani non hanno mai pensato male di me, ne sono più che certo, mai! Mi avranno sempre considerato il migliore, come migliori lo sono stati anche tutti gli ottantanove dog sitter che mi hanno preceduto. Novanta numeri uno. E’ questa la logica assurda e bellissima dei cani. Adesso mi staranno ancora aspettando, me lo sento. Si fermano e ascoltano quale nome pronunciano i piedi in avvicinamento, e ogni volta si chiedono: ma sarà Andrea, questo? Speriamo di sì.

VIola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena

Viola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena di pappa anziché di parassiti…

Funzionario dell’ambasciata capoverdiana a Roma in visita a SIMABÔ

La dott.ssa Maria Silva (a sin.), funzionaria della Sezione Consolare dell’ambasciata di Capo Verde a Roma, con  i volontari di agosto: (da sin. a destra) Marta Mauri, studentessa al 4° anno di veterinaria a Milano, Giulia Bellantuono, veterinaria neolaureata di Fano, Paolo Viola, studente di veterinaria al 4° anno a Milano, Anita Dragoni, arpista e insegnante di musica, e (in basso) Andrea Bonomi, ispettore Casagit.

È stato con grande piacere che qualche giorno fa abbiamo ricevuto la visita della dott.ssa Maria Silva, la funzionaria della Sezione Consolare dell’ambasciata di Capo Verde a Roma, che prepara i visti gratuiti per i nostri volontari.  In effetti mi sono sentita un po’ a disagio quando a luglio ho fatto domanda per tutti quei visti per l’estate. Ho pensato: “Magari sono troppi, non ci crede nessuno che vengono tutti a lavorare nel mese di agosto…” Invece ce li hanno dati tutti, dimostrando ancora una volta grande fiducia nel nostro operato, cosa di cui siamo molto riconoscenti (e anche un po’ orgogliosi…). E naturalmente è stata grande la mia soddisfazione quando, il giorno della sua visita, del tutto a sorpresa, la dott.ssa Silva  ha potuto constatare che tutti e cinque i volontari per cui aveva emesso il visto si trovavano effettivamente in sede a lavorare! Nonostante il caldo torrido e la vicinanza della spiaggia, non ne mancava nemmeno uno! Grandi ragazzi! E grazie ancora all’Ambasciata di Capo Verde a Roma per il sostegno fornito!

Blog by Susan, UK Non-Veterinary Volunteer

SI MA BO December 2011/January 2012

My arrival in Cabo Verde

As the plane touched down at Sao Pedro Airport, my fellow passengers applauded enthusiastically.
I wondered if they knew something that I didn’t. The usual scramble for bags and coats followed as we shuffled towards each end of the plane and waited for the cabin crew to open the doors. Before I had even reached the top of the steps, I was enveloped by the fresh and relaxing sea breeze, a feature of the Cape Verdean climate on which I was later to become reliant to maintain my long, daily dog walking duties in the hot African sun.   

Paolo Manzoni, president of SIMABO Onlus, and me in front of the shelter with Mel and Pitchuli, two wonderful dogs arrived from Praia (Cape Verde's capital) thanks to a good-hearted Italian tourist who had fed them for months and didn't want to leave them on the street without food and water. Their "sister" Juve was adopted by him and is now living in Bruxelles, you can follow her lucky story on FB (http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100002578441213)

The small airport handles only one plane at a time so, despite joining the wrong queue to buy my visa, I was through immigration and baggage collection in less than an hour. SI MA BO had arranged for a driver to pick me up so I was soon on my way to my next non-veterinary volunteering experience.

View of Mindelo from The Terrace. The house in the foreground happens to be Cesaria Evora's house, the most famous Capeverdean singer who died in Paris on the 17th of December last year, and for whom there has been public funeral during my stay in Mindelo.

The wide, modern airport road and barren, hilly landscape soon gave way to the bustling town of Mindelo. In the centre, its tidy, colourful homes not dissimilar to huge Lego bricks are set among some beautiful old colonial buildings in cobbled streets.  The driver dropped me off at La Terrazza, the home and office of the SI MA BO founders and the base for most volunteers. Paolo greeted me warmly and introduced me to Orestis, a charming young Greek volunteer veterinary surgeon who had been in Mindelo for a month, single-handedly neutering dozens of cats and dogs following a successful local campaign.

Orestis Dizoglidis, the Greek surgeon volunteering at SIMABO in November, with dona Nanda, the local "nurse" in charge of the clinic.

After a quick tour of the house, Paolo introduced me to the cats and kittens – nearly thirty of them. One by one, I said hello and stroked those that would allow me. Most were completely indifferent, a few hid under the table, a few came back for more but one reared up on his hind quarters and hissed  at me so forcefully that I retreated quickly . He was just a tiny black and white baby, small enough to fit into an espresso cup. He had attitude with a capital A so I nicknamed him The Espresso Monster and resolved that we would be friends by the time I left Mindelo.

Espresso Monster (on the left) with his brother Ginger Baby and his sister Tarta Piccola. They were abandoned at SIMABO together with their incredible mother when they were a couple of hours old... They like to sleep on the warm oven where the surgical cloths are sterilized.

One of the kittens that came back for more was an astonishingly beautiful little silver tabby and white boy called Feo. He looked upon me as an opportunity for all things pleasurable. If I sat down, he would jump on my lap; if I opened my suitcase, he would dive into it; if I brushed my teeth, he would leap into the basin and, if I lay on my bed, he would crawl up onto my chest.  He was never happier than when being scooped up for a cuddle and carried around the house – in fact, he insisted on it.

Feo in my backpack

Feo’s trust and affection was extremely endearing and rather surprising given his start in life.  He was one of three kittens living in the garden of a house that is let to tourists. An animal-loving  couple took pity on the kittens and began feeding them but, to their horror, woke one morning to find that one had met a grisly end. They took the remaining two kittens inside and began making enquiries locally about an animal rescue centre. Being the only such organisation on the island of Sao Vicente, they were directed to SI MA BO and the two kittens, later named Feo and Cabo Verde, joined the feline residents in the La Terrazza household.

Some of the 28 cats of the Terrace on my bed. It was a lot of work when some of them caught a bad flue!

Feo’s good luck did not end there. The couple who rescued him and Cabo Verde not only offered to adopt them both but they also became supporters of SI MA BO.  The wheels were subsequently set in motion for the long process of preparing the kittens to fulfill the Italian government’s pet entry requirements – the first foreign adoptions for SI MA BO.

The beautiful Cabo Verde, now waiting for his blod being tested for entering the Italian territory to reach his new family together with Feo.

The only time I ever heard Feo complain was when his microchip was inserted. At all other times, his sole objectives were pleasure and companionship. He was growing into such an in-your-face young cat that I once jokingly told visitors that Italy was welcome to him. How I regretted saying those words in jest when, towards the end of my volunteering trip, Feo developed a serious respiratory infection.

As he hid under the bed with a bunged-up eye and severe congestion, I willed him to get well and tried unsuccessfully to coax him out of his hiding place. He was so unwell that, for a couple of days, I put off going to bed each night least I woke in the morning to find that he had passed away. I needn’t have worried, though, as Feo’s good luck continued unabated. Martina, a lovely young Italian volunteer  veterinary arrived at La Terrazza in the nick of time and began his treatment regime immediately. Thankfully, Feo recovered fully but not before Cabo Verde and the other kittens developed the same respiratory problems and also required Martina’s veterinary expertise. 

Martina, the Italian vet who arrived at SIMABO a couple of days before my departure and took care of Feo and the other cats who had caught a bad flue, as well as of the many ill and weak dogs at the shelter.

Any day now, Feo and Cabo Verde will be flying out to begin their new life in Italy. I have a funny feeling that Feo is special and that somebody, somewhere, is looking after him.   

Not all cats and dogs are blessed with Feo’s luck. In the second week of my volunteering, an exquisite little dog was brought in to the shelter for rehoming. Her name was Honey and she was just two years old. Her daddy was moving away and, sadly, was unable to take her with him. Paolo assured me that such a small and beautiful dog would be adopted within one or two weeks.

Honey did not take well to her new circumstances and she became depressed. She sat on the concrete floor by herself at the end of the room and refused food and water. Each time someone walked past the window, she looked up to see if it was her daddy coming to collect her. When she realised it wasn’t, she lowered her head into her paws with such sadness that it broke my heart to see the expression on her little face.

Honey

As the days passed, she slowly began integrating and eating. She had such nice manners it was almost as though she had attended a doggy finishing school. I took her out for a walk every alternate day. When she was on the lead, she trotted along beside me like a little dressage pony, her long coat flowing in the wind. People in the street often smiled at her.  And why not?  She was adorable.

Things were looking good for a while and a potential new owner had been found for Honey. One day, however, I arrived at the shelter to find her lying on the wooden pallet and unwilling to get up for a walk. I took her into the consulting room immediately for observation and treatment. After a  few days, she appeared to have recovered and was returned to the puppy room. Less than 24 hours later, though, she began fitting. 

Me and Rossella, the daughter of Roberto and Benedetta, the two Italian surgeons volunteering at SIMABO over Christmas

I couldn’t leave her alone that evening so, when my shift ended, I took her back to La Terrazza. I made her a cosy bed, offered her water and lined up a row of small bowls filled with chicken, fish and biscuits in case she wanted to eat something during the night. In the absence of any laboratory facilities to confirm a veterinary diagnosis, there is little else to hold onto other than hope. I sat with Honey for hours stroking her silky coat, talking to her – and hoping – but, in the early hours of the morning, she passed away. 

Weeping over the death of one dog in a shelter which houses over 80 could be considered self-indulgent. After all, a weeping volunteer is of little use to anyone. There were, of course, other sad losses during my time there but, when it came to Honey’s death, I felt powerless to apply any discipline or logic to the situation and eventually surrendered to the grief and frustration I felt at her young life being snatched away so unexpectedly. 

Some of the 80 guests of the shelter.

The people of Mindelo, for whom I developed great respect, certainly know how to party. Watching their New Year’s Eve celebrations from the roof at La Terrazza was a thoroughly enjoyable and fascinating cultural experience. The next morning, I decided to walk to the shelter via the main street so I could soak up more of the wonderful atmosphere. On the way, I spotted a black and white dog on the side of the road swaying and stumbling, barely able to walk. I tried to catch it but couldn’t. There’s the rub: street dogs are unable to determine whether the person approaching is friend or foe so, even those in a bad way manage to find a spurt of energy to escape. The upshot is that, by the time they are so weak from illness or injury that they can be caught, it is sometimes too late to save their life.

Later in the morning, I returned to look for the dog. There was no trace of it so I cut through a gap in the shops and walked up some stairs on my way back to the shelter. I looked down and saw what I thought was a cat curled up on a patch of grass next to the rotting remains of a pigeon wing but, on closer inspection, realised it was the dog.  This time, the pathetic bundle of skin and bones offered no resistance whatsoever so I picked it up and began walking to the shelter. Street dogs are not just at risk from cars, starvation, dehydration and poisoning – they unwittingly host many internal and external parasites. Within minutes, some had decamped from the dog and were scuttling around in my hair and clothes so I was just as anxious to get to the shelter to brush them out as I was to get the dog some veterinary assistance.

New Year on the day I brought him to the shelter.

One of the most encouraging aspects about SI MA BO’s philosophy is that all animals are given a chance, no matter how bleak their prognosis. The prognosis for this dog, a male, was uncertain. He should have been bigger than a Labrador but was the size of a cat when curled up. He lay motionless on the examination table while he was being stabilised. I busied myself looking for the thickest, softest towel I could find to support his bony frame on the hard floor. He had to have a name for his clinic sheet, so, being January 1st, Paolo and I decided to call him New Year.

Later in the day, he ate a spoonful of food and, the next day, although still too weak to stand, he ate a little more.  I allowed myself to become hopeful that he might pull through and was reassured by the wonderful veterinary care he received from Roberto and Benedetta, the delightful  Italian veterinary surgeons who were volunteering with SI MA BO over Christmas.  

Roberto Rigacci, the Italian surgeon who volunteered wth SIMABO during the Christmas holidays with his wife Benedetta, also a veterinary surgeon.

I really looked forward to seeing New Year when I arrived at the shelter each morning and became ridiculously excited when he achieved small milestones. On his third day, he made an enormous, bright orange puddle – a veritable lake. Had any other dog done so, it would have been a matter of concern but I was over the moon to see that his urinary system was working.  Two days later, he moved his bowels. I was so thrilled to see this additional evidence of his recovery that I clapped and cheered out loud. (Yes, I know it was silly but I really was pleased.)

New Year sleeping with Globo, another small dog I rescued from the garden near the big globo standing behind the Palacio do Povo, the nice pink palace where the Portuguese governor used to leave until Cape Verde became independant in 1975.

It was obvious that finding a comfortable position to sleep was difficult for New Year not only because he was so thin but also because he had some neurological problems which resulted in a slight bias towards his left. It was particularly touching, therefore, to see him allow puppies to  cuddle up with him on his towel after he’d first gone round and round in left-hand circles trying to get comfortable. However, he was not so accommodating with the puppies when it came to sharing his food. Woe betide any of them if they attempted to put their cute little nose into his bowl!

New Year’s health, mobility and socialisation continued to improve. On my last day of volunteering, he was well enough to be let out into the main exercise yard. I got a big lump in my throat as I watched him stand in the middle of the yard taking it all in as though he was saying ‘Wow! This is great.’ before he joined the others for a leisurely stroll in the sunshine.

New Year standing on his feet, ready to go for a walk in the yard just a week after being rescued

These are just three stories of many hundreds that could be told about SI MA BO animals. The happy endings, which outnumber the sad many times over, fill my heart with joy and optimism.

But stories with happy endings can only be told because of the SI MA BO people: the founders, the members, the supporters, the friends, the staff, the volunteers, the fundraisers and the donors.  The founders, Silvia Punzo (who I had the great pleasure of meeting a few days before I left Mindelo) and Paolo Manzoni are undoubtedly extraordinary people but they will always need financial and practical support to continue their work.

Some other guests of the shelter: Silvia rescued from the street, Zeca and Joana abandoned at SIMABO by their owner,and Branco, who lost a leg in a car accident and was never picked up again by his owner who had brought him to SIMABO for treatment

A well- known UK supermarket chain uses an equally well-known catch phrase in its advertising that every little helps. To a UK consumer, that means they could expect to save some money on their weekly shopping bill.  To a Sao Vicente street cat or dog, that could mean the difference between life and death.

Mange

On my day of departure, the driver arrived early and tooted his car horn to let me know he was ready to take me to the airport. As I left La Terrazza, I frantically searched for Feo and the Espresso Monster. Feo was blissfully ensconced on a rug in the U-bend of a paralyzed dog’s tummy; he had already identified a suitable new ‘pleasure sponsor.’ The Espresso Monster was nowhere to be found but he had already decided his actions at our first meeting were entirely appropriate and fully justified. He was one of the kittens that had developed the same respiratory problems as Feo. I had helped Martina by fetching, carrying and holding the kittens for their injections and eye drops. The Espresso Monster never forgave me.

Feo and Douglas, the very special dog who was overrun by a car but never lost his strength... and his appetite! But this is another story...

12 – 27 novembre, libreria Mondadori – Alessandria Mostra fotografica “Storie di animali, bambini e volontari”

“Capo Verde: storie di animali, bambini e volontari”
Inaugurazione sabato 12 novembre dalle ore 18:00
Libreria Mondadori, via Trotti 58, Alessandria.
Ingresso libero e gratuito.
Organizzata dall’associazione SI MA BÔ di Capo Verde.

Evento su Facebook:
http://www.facebook.com/event.php?eid=267611429949814

Una piccola associazione, giovane e con pochi fondi, sta cambiando la faccia delle strade di Mindelo, a Capo Verde. Unico punto di riferimento dell’isola di Sao Vicente per i cani e gatti randagi bisognosi di cure, la loro unica speranza per una sterilizzazione che possa evitare scelte estreme da parte delle autorità sanitarie, come gli abituali i bocconi avvelenati. Unico riferimento veterinario in un Paese dove non esiste un servizio veterinario pubblico, e la professione non è nemmeno riconosciuta. SI MA BÔ gestisce un piccolo ambulatorio che ospita regolarmente veterinari italiani per brevi periodi di lavoro volontario, migliorando la vita di bambini e cani che, in strada, sono spesso a stretto contatto.
Un miglioramento che parte quindi dalla strada, con oltre 700 sterilizzazioni dal 2009, e arriva nelle case di tutte le famiglie bisognose che possono far curare gratuitamente i propri cani e gatti dalla rogna e altre malattie facilmente debellabili. La nuova sede è stata ultimata a metà ottobre ma mancano ancora parecchie attrezzature, alcune delle quali ferme al centro di raccolta di Bologna in attesa che si raccolgano i fondi per il trasporto in container. Tutti potete essere d’aiuto, anche solo con una piccola donazione, e seguire poi direttamente i progressi compiuti tramite il sito www.simabo.org.
Da questo luogo lontano arrivano immagini, racconti, musica, sorrisi e molta speranza per il futuro. Molti buoni motivi per scoprire che con poco si può fare molto!

12 novembre 2011 – ore 18:00
Inaugurazione della mostra fotografica con spettacolo di musica e danza capoverdiane in collaborazione con l’associazione Italo-Capoverdiana di Genova. La dott.ssa Rossana Raineri, direttrice sanitaria del Centro Veterinario Monviso di Pinerolo e responsabile
veterinario dell’associazione, illustrerà il progetto e racconterà dei suoi viaggi di volontariato a Sao Vicente.

19 novembre 2011 – ore 16
Incontro con l’autore Andrea Musso, illustratore del Dizionario Bilingue Bambino/Cane Cane /Bambino e di QuattroZampe Magazine, per rileggere un libro solo dalla parte dei disegni. Un’occasione unica per richiedere un ritratto a fumetti con il proprio cane o gatto, dal vivo o con una foto. Al termine dell’incontro, momento “firma-libro” con personalizzazioni delle copie, sempre per raccogliere fondi di beneficenza per SI MA BÔ onlus.

27 novembre 2011 – ore 17
Asta delle foto SI MA BÔ esposte in mostra, con aperitivo vegan, per raccogliere fondi per sostenere il progetto di cura, protezione e sterilizzazione dei cani e gatti di strada di Mindelo.

Durante tutte la durata della mostra, organizzata con il patrocinio della Provincia di Alessandria e visitabile tutti i giorni negli orari di apertura della libreria, saranno disponibili gadget e spillette dell’associazione, certificati di adozione a distanza e magliette pro-sterilizzazione per sostenere attivamente il progetto.