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GUARDA QUESTI VIDEO E AIUTACI A SOPRAVVIVERE!

Cari Amici,

oggi ci troviamo in un momento davvero difficile: i fondi della sovvenzione triennale dell’Unione Europea sono terminati e stiamo per affrontare un nuovo anno senza una minima certezza per il futuro, con l’impegno di sterilizzare altri 4000 animali e costi di gestione che ammontano attualmente a circa 6000 euro al mese.

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Detto questo ora la notizia importante: una nostra volontaria ha trovato un modo alternativo per guadagnare un pò di soldi  rubandovi solo due minuti del vostro tempo!! Vi basta cliccare i link qui sotto e guardare questi fantastici video di animali. Alla fine clicca su su CHIUDI e così ci avrai aiutato!  Più volte li guarderai più soldi noi otterremo per mandare avanti questo progetto! Ricorda che per te è tutto gratuito! QUINDI AIUTACI!

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CUCCIOLO DI HUSKY IMPARA I PRIMI ULULATI….SPETTACOLO:

http://www.peopleapp.info/i/cucciolo-di-husky-impara-i-primi-62404/33672/

CUCCIOLO CHE NON RIESCE A FARE A MENO DELLE COCCOLE:

http://www.tubelife.info/i/questo-cucciolo-adora-le-coccole-62392/33672/

CANE CHE FA YOGA COL PADRONE:

http://www.tubelife.info/i/cane-che-fa-yoga-con-il-padrone-62374/33672/

GATTI MASSAGGIO:

http://www.tubeapp.info/i/gatti-massaggio-61407/33672/

GATTO BULLO CHIUDE ALTRO GATTO IN UNA SCATOLA:

http://www.videoaudio.info/i/gatto-bullo-chiude-altro-gatto-in-una-60801/33672/

CANE CANGURO:

http://www.gossipblog.info/i/il-cane-che-salta-come-un-canguro-59936/33672/

DOCUMENTARIO SIMABO:

http://www.videophoto.info/i/documentario-simabo-56800/33672/

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Un GRAZIE da Yasha

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I just wanted to say thank you again for yesterday , I was up all night emailing everybody I know all the information and photos of your wonderful project.
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so sorry I didn’t get to say goodbye properly, but I WILL be in contact and do all I can to help you
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I wanted to come over this morning but all the things that needed to be done yesterday did not get done,
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so I have to help get the boat ready this morning as we leave in a few hours
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so I am rushing to try and get done faster so that maybe if we have a  few minutes I can pop over again to the shelter with the guys
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I will leave some books with Jo and Genie for you to use in the accommodation room
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it was an honour to meet you and I am sure we will see each other again somehow
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lots of love
Yasha
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Un breve messaggio da Anja, turista solidale venuta dall’Olanda!

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I had a great time at your shelter!

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The room was so nice, a great location.

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Also the cats stole my heart.

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I wanted to bring a few home with me;)

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Yes I`m a veterinary assistant.

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I got my degree about 10 years ago, and I`m currently not working in this field.

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So I could assist somewhat but I`m not really sure of my knowledge.

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I would like to come back sometime, as a tourist and maybe to assist a little.

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I`m definitely going to write a nice story about my trip!

 

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Anja

Tra utopia e realtà – di Chiara Felmini

SiMaBo è un posto dove convivono utopia e realtà.  Punto.

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Adesso si possono aggiungere moltissime altre notizie, raccontare episodi, vita quotidiana  felice e difficoltà  insormontabili, casi disperati risolti e incidenti di percorso: ma l’essenziale è in questo incredibile presupposto  iniziale.

Il lavoro si svolge  nella sede del canile, fulcro centrale cittadino a cui si rivolgono gli abitanti di Mindelo e dintorni e, incredibile ma vero, anche alcuni animali abbandonati  bisognosi di cure.

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Durante il giorno  gli animali che vengono portati dai loro proprietari vengono trattati contro le parassitosi (sia interne che esterne) a titolo completamente gratuito solo se i proprietari stessi acconsentono anche alla sterilizzazione: in questo modo l’opera di educazione sanitaria punta ad agire su tutti i fronti e quindi a migliorare le condizioni di vita degli animali e delle persone che se ne prendono cura.

Ovviamente SiMaBo è ormai un’istituzione di Mindelo e vi arrivano anche animali feriti, abbandonati e bisognosi almeno di un primo soccorso.

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Purtroppo tutta questa attività , come spesso, succede, si basa sul lavoro  di poche ma  volenterose e tenaci persone che devono fare i conti con le scarse risorse . Il lavoro di SiMaBo si svolge poi anche all’esterno della sede centrale, nei dintorni di Mindelo.

E’ un lavoro che mira a sensibilizzare la popolazione delle campagne sulla necessità di migliorare la salute dei propri animali da compagnia  e quindi anche quella degli umani che con questi convivono; è un lavoro difficile, fatto di porta a porta, di tante spiegazioni, tanta fatica e poi anche qualche gioia: raggiungere il 100% dei cani presenti sterilizzati in un borgo e dare un premio ai bambini della scuola può diventare un grande obiettivo!

Forza SiMaBo!

E’ SI MA BÔ il nome dell’associazione che a Mindelo si occupa con passione dei cani e dei gatti di strada.

Mindelo, ridente cittadina di Sao Vicente, una delle meravigliose isole dell’Arcipelago di Capo Verde, ospita, ormai da anni, la sede di Simabô . E’ qui che, poco dopo la laurea, ho avuto la fortuna di approdare.

Qui ho conosciuto persone meravigliose tra autoctoni, italiani trasferitivisi e volontari provenienti da diverse nazionalità. E’ qui che, insieme a loro, per un mese ho avuto a che fare con moltissimi amici a quattro zampe, cani e gatti de rua che hanno bisogno di cure e di un sacco di coccole.

Ho condiviso questa realizzante esperienza con una cara amica e collega, Enrica Berio.

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Il viaggio inizia dai preparativi!! Prima di partire abbiamo fatto un periodo di tirocinio presso il Centro Veterinario Monviso. Qui la Dott.ssa Raineri (responsabile scientifico del progetto), insieme a tutta la sua equipe ci ha accolte e introdotte al lavoro della cooperazione veterinaria.

Fondamentali per la preparazione pratica e psicologica, i contatti via Skype con Silvia Punzo, fondatrice dell’Associazione e colei che gestisce il progetto. Donna di grande carattere e stracolma di amore per gli animali che ha deciso di portare avanti a Mindelo un sogno e una battaglia.

Gli obiettivi di Simabo sono nobili e numerosissimi!!

L’associazione nasce con il target di ridurre la vastissima popolazione di cani e gatti randagi presenti sull’isola. Il principale strumento per raggiungere l’obiettivo è la sterilizzazione degli animali. L’equipe si occupa anche di realizzare campagne di sverminazione e  terapia e profilassi antiparassitaria, di adozione degli animali randagi, di informazione nelle scuole e si prende cura della salute degli animali adottati e di quelli che rimangono per strada o nel rifugio.

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I bagagli personali sono ridottissimi, gli zaini sono pieni di materiale veterinario: farmaci, siringhe, materiale sterile per la chirurgia, disinfettanti, collari elisabettiani e…. si parte!!!

Dopo alcune ore di volo arriviamo in Africa!!! Una veloce tappa sull’isola di Sal, dove conosciamo Alle e Lara, due amici dell’associazione che ci fanno fare un giro sull’isola e ci regalano altro materiale per il nostro futuro lavoro.

Il mare è meraviglioso, l’acqua è cristallina, la popolazione rilassata ed accogliente! Per le strade le persone attirano i turisti al motto di “CapoVerde…no stress”!

Un piccolo paradiso che vale la pena di conoscere, ma vale la pena di conoscerlo in tutti i suoi aspetti, di uscire dai percorsi principali e turistici e scoprire che ci sono persone che vivono ancora in baraccopoli, sostenendosi con la produzione del sale.

Anche qui sono presenti associazioni che si occupano degli animali randagi e della salvaguardia delle tartarughe, specie protette, che purtroppo sono mira illegale di turisti affamati, capoverdiani altolocati e ristoratori compiacenti. E’ ora di ripartire, il piccolo e rumoroso volo interno ci aspetta… E dopo poche ore eccoci a Mindelo!!

All’aereoporto ci sta aspettando Ravy, gentile capoverdiano. Lui guida il pick up di Simabo portando i veterinari nei villaggi dove si va a prestare servizio.

Subito ci impegniamo a scambiare quattro chiacchiere in creolo, affascinante lingua parte integrante dell’avventura!

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Ravy ci porta a Casa Verde, dove passiamo il primo periodo del nostro soggiorno.

Qui conosciamo finalmente di persona Dona Silvia e il personale che si occupa della gestione dei numerosi animaletti ospitati preparando loro pasti a base di riso e pesce.

Dopo una rigenerante dormita, siamo pronte per incominciare.

Al rifugio di Si.Ma.Bo sono ospitati circa settanta cani e in una sede poco distante una trentina di gatti. Questi sono stati salvati dalla strada e accolti al rifugio. Qui gli animali vengono sterilizzati, vengono somministrati loro farmaci (ivermectina, praziquantel, ecc.)  per l’eliminazione e la prevenzione delle parassitosi interne ed esterne.

Molto comune a Sao Vicente è l’ehrlichiosi (malattia trasmessa da zecche in cui il batterio Ehrlichia Canis parassita i leucociti poli e soprattutto mononucleati dei canidi selvatici e domestici). Gli animali ospitati vengono periodicamente controllati ed eventualmente trattati con doxiciclina. Gli stadi avanzati della patologia si presentano con importanti sintomi neurologici, che  spesso si risolvono con adeguato trattamento antibiotico.

I cani del rifugio vengono giornalmente portati in passeggiata dal numeroso personale di Simabo (bellissime persone, sarebbe da nominarle una per una!)

In sede vengono eseguite moltissime sterilizzazioni. Le strutture sono ovviamente diverse da quelle in cui siamo abituati a lavorare, il materiale e i farmaci a disposizione non sono numerosi e si deve imparare a gestire le diverse situazioni con quello che c’è.

Ormai sempre presenti due veterinari Guilherme Oliveira, capoverdiano, e Yvette Bell, veterinaria inglese che dopo aver passato un mese a Mindelo come volontaria si è innamorata di questo affascinante luogo e ha deciso di trasferirsi e continuare a svolgere il suo lavoro riscaldata dal brillante sole africano.

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In sede operano anche i numerosi volontari, veterinari e non, che apportano il proprio contributo.

I chirurghi eseguono fino a quaranta sterilizzazioni al giorno. C’è poi chi si occupa della clinica e del primo soccorso e chi aiuta nella gestione.

A ricevere i pazienti e a organizzare il lavoro in sede è l’energica Dona Nanda, che con la sua passione ed empatia aiuta tutti, insieme a Sonia che si occupa dell’amministrazione!!

Ogni giorno la fila davanti alla porta di Simabo è lunga.

Molti capoverdiani hanno adottato in questi anni cani e gatti de rua che portano periodicamente in associazione per i controlli e la prevenzione delle parassitosi.

Alle volte arrivano animali molto malati: inappetenti, anoressici, rognosi o traumatizzati gravi: investiti o caduti dalle terrazze, luogo dove vive la maggior parte dei cani capoverdiani!

Dopo la raccolta dell’anamnesi (ovviamente in creolo!) e l’esame clinico, vengono subito offerte le prime cure. Fluidoterapia, somministrazione di farmaci salva vita o antidolorifici, di ricostituenti, la disinfezione delle ferite e i bendaggi sono all’ordine del giorno.

Per quanto possibile si eseguono anche chirurgie specifiche come asportazioni di masse e  stabilizzazione delle fratture.

Il lavoro di Simabo non finisce qui! Sono attive numerose campagne di sterilizzazione e cura degli animali nei villaggi di tutta l’isola!

Si parte la mattina presto!

Viaggiare sul retro del pick up insieme a valanghe di materiale, osservare i paesaggi tra mare e monti, salutare le persone, annusare il vento, ammirare le stelle al ritorno di un’emozionante giornata…

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Il pick up arriva nei villaggi, ormai tutti a Sao Vicente conoscono l’associazione. Bambini e adulti corrono a recuperare i loro cagnolini e i loro micetti per portarli in piazza dove li attendono i trattamenti necessari.

Anche le sterilizzazioni si eseguono direttamente nei villaggi. Si sceglie una sede adatta (palestre, scuole, centri culturali), fondamentali sono tavoli comodi e buona illuminazione, anestetici e i bravi chirurghi si mettono all’opera! Le dottoresse Silvia Vianello ed Emanuela Saccucci in poche settimane hanno operato moltissimi animali!

Esempio per tutti, quello di Salamansa! Gli abitanti di questo villaggio hanno ricevuto un premio per aver sterilizzato tutti i cani presenti nel loro territorio.

Altra importante attività portata avanti da Simabo è il controllo e il trattamento del tumore di Sticker. Unico tumore venereo trasmissibile che colpisce il cane in particolare a livello degli organi genitali, naso, bocca e orecchie. Se trattato adeguatamente e in tempi giusti se ne ottiene la remissione.

Tutti i cani che passano per le mani dei veterinari di Simabo vengono controllati ed eventualmente trattati con un chemioterapico, la vincristina. Gli animali che presentano le masse vengono seguiti nel tempo e se necessario vengono eseguiti successivi trattamenti con il farmaco.

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Simabo con l’aiuto di Claudia, responsabile della comunicazione, porta avanti campagne di sensibilizzazione nelle scuole, gli argomenti sono vari a seconda dell’età degli alunni.

Molto emozionante partecipare a queste giornate, essere coinvolti dall’entusiasmo e dalla curiosità dei ragazzi, dalla loro voglia di cambiare le cose.

E’ importante far capire che il lavoro che l’associazione ha deciso di portare avanti ha una doppia valenza. Si vuole assicurare certamente agli animali un più alto livello di benessere, ma occuparsi della salute animale presenta risvolti positivi anche sulla salute umana. Gli animali possono essere vettori di malattie che, in alcuni casi, possono essere trasmesse all’uomo (zoonosi).

Il controllo delle zoonosi migliora la vita degli  animali e la  popolazione di Mindelo, con l’impegno e la sorridente partecipazione che mostra nell’aiutare le attività di Simabo, tutto condito da spassionato amore per gli animali dell’isola, l’ha sicuramente capito!

Fare le volontarie per Simabo è stata una grandissima esperienza, ci siamo emozionate davanti a storie a lieto fine e purtroppo, a volte, davanti a quelle finite male, molti i sorrisi, a volte le lacrime, l’impegno, l’adrenalina delle emergenze, le condizioni di lavoro molto particolari, le scodinzolate e gli occhioni supplichevoli di cibo e coccole, hanno reso questo viaggio unico e da ripetere assolutamente!!

Arriva il momento di tornare a casa, la commozione è percepibile con la speranza di rivedere tutti, di tornare là dove tutti ballano la morna, dove le onde dell’oceano e il sole brillano, dove le donne portano immensi cesti di frutta esotica e colorata sulla testa, dove i cani e gatti de rua hanno bisogno di cure!

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Prima che l’avventura finisca, però, abbiamo ancora una missione da portare a termine!

Con noi viaggiano il gatto CapoVerde e la cagnolina Viola! Sono stati adottati da due famiglie italiane che durante un viaggio a Mindelo li hanno incontrati e hanno deciso che le loro strade si sarebbero ricongiunte!

Vi assicuro che viaggiare in aereo, facendo uno scalo di una notte su un’altra isola con un cane e un gatto che per tutta la loro vita hanno vissuto prima per strada e poi nel rifugio di Simabo è stato piuttosto “divertente”, non senza piccoli guai… ma arrivare all’aereoporto e vedere brillare gli occhi dei loro nuovi padroni ci ha regalato ancora qualche istante di pura felicità!

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Poema del volontario scalzo

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012: il pimo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea, d'inverno ispettore del lavoro, d'estate volontario, vicino a lui Anita, arpista temeraria, e Marta, studentessa in veterinaria. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato a sinistra, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Una bella foto di gruppo dei volontari di agosto 2012 sotto il grande tamarindo della nostra sede: il primo in piedi a sinistra è Paolo Viola, studente di veterinaria a Milano, dopo di lui, accovacciata, Giulia Bellantuono, neolaureata in veterinaria, in piedi al centro Andrea Bonomi, autore di questo post, d’inverno ispettore del lavoro, d’estate volontario, vicino a lui Anita Dragoni, arpista temeraria, e Marta Mauri, studentessa in veterinaria, nonché fidanzata di Andrea. Chiudono il gruppo ai lati, dona Joana, l’ultima in piedi a destra, una delle addette alla pulizia e, accovacciato, Paolo, aspirante capitano di marina, che ci aiuta nei we e d’estate per pagarsi la scuola. All’estrema sinistra, accovacciato, Gui, il nostro chirurgo capoverdiano.

Non avrei mai pensato che la mia avventura SI MA BO cominciasse con una promessa a denti stretti e si concludesse con una domanda ai limiti del surreale. La promessa mi è venuta di getto, “la prossima volta che tornerò qui”, mi sono detto, “giuro che farò in modo di volare con una compagnia che non sia la TACV”. Vedo quell’aereo a eliche ed un po’ mi si stringe lo stomaco. Ma l’aereo rolla per la pista come se non ne gliene fregasse nulla della differenza che passa tra un’elica e un reattore e, quando ruggisce gagliardo come gli altri aerei che conosco, anche a me non importa più niente. Il viaggio da Sal a Sao Vicente dura meno di un’ora, il resto sembra tutto una luna di miele, i bagagli e tutto quel che i bagagli contengono (farmaci, museruole, collari, microchip) arrivano puntualissimi, a dispetto degli scongiuri di gente che se ne resterà imbambolata a fissare il rullo molto più a lungo di noi; Ravì, l’autista dell’associazione ci aspetta reggendo il logo inconfondibile di SI MA BO e ci accompagna a quella che sarà la nostra dimora, la terrazza, e capiamo da subito perché si chiama così. Non un caso. Un “non caso” con un panorama incredibile, provare per credere.

VIsta dalla terrazza con Max, il padrone di casa

Vista dalla terrazza della casa dei volontari con Max, il padrone di casa

Ci prepariamo per la prima riunione con Silvia, per organizzare il lavoro dei giorni a venire, e già mi chiedo, come avranno sicuramente fatto i miei compagni di viaggio, Marta, la mia fidanzata e studentessa di Medicina Veterinaria, e Paolo, a sua volta aspirante veterinario, quale sarà l’impatto con l’associazione, è da mesi che ne parliamo e adesso ci siamo, mi chiedo se le aspettative, gli scongiuri, la giungla di mail tra noi e Silvia siano stati in grado di prepararci a tutto. Ma è presto per capirlo e Silvia, come a dirci che lì è come essere ancora a casa, ci cucina uno spaghetto al pomodoro di quelli che sa fare solo mia mamma. L’impatto con l’associazione. Dire che è un’esperienza per cuori forti è senz’altro un’esagerazione, ma novanta cani sono novanta cani. Tutti insieme non li avevo mai visti. Forse soltanto al cinema e soltanto Dalmata.

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite... non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, sopratutto agli ospiti a 4 zampe...

Andrea mentre gioca a palla con alcuni ospiti in sala visite… non è propriamente il posto più adatto per giocare a palla, ma a SIMABO tutto è permesso, soprattutto agli ospiti a 4 zampe…

Qui invece ce n’è per tutti i gusti, mi presento a loro, sarò il loro dog sitter, Marta e Paolo faranno tutto quel che c’è da fare in associazione, io fuori. Ovvero novanta cani. Diviso due (ce la posso fare a portarne fuori due alla volta, “lo so”) fa quarantacinque. Quarantacinque diviso sei (tolto il meritato giorno di riposo) fa sette e mezzo, saranno le passeggiate che mi serviranno per portarli fuori tutti almeno una volta alla settimana. Potrei fare anche di meglio, ovvio, ma presto scoprirò che questa mezza intenzione mi costerà un’insolazione.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni "da passeggio" con il gel fresco dell'aloe vera raccolta in terrazza.

Andrea mentre si fa curare da Marta le ustioni “da passeggio” con il gel fresco dell’aloe vera raccolta in terrazza.

Un’insolazione spesa bene, direi, considerando che al termine della prima settimana i cani avranno avuto la loro mezz’ora d’aria quasi due volte a testa. All’inizio novanta cani sono poco altro che tante testoline che fanno capolino dai recinti e attraverso le porte, mi dico che non riuscirò mai ad imparare tutti i quei nomi mentre Tatiana me li presenta, alla fine del primo giorno ne ricorderò sei o sette al massimo, ma alle fine mi esorto dicendomi che sì, saranno pur novanta, ma gli umani che sono passati di lì quanti saranno stati? Dei dog sitter io che numero sarò? Quante le teste umane che hanno fatto capolino tra recinti e attraverso le porte? Fingerò di essere il dog sitter numero novanta, così, una specie di forfait per partire alla pari, non ho diritto a pensare che loro mi considerino migliore di quelli che mi hanno preceduto ma non c’è problema, adesso è tutto nelle mie mani, sarò io che mi dovrò conquistare la loro fiducia. A costo di farmi venire un’insolazione.

Andre pronto per uscire con Amo e Rebecca.

Andrea pronto per uscire con Amo, così chiamato perché aveva ingoiato l’omonimo utensile da pesca, e ci è voluta tutta la bravura della nostra dott.ssa Raineri per estrarlo con i pochi strumenti diagnostici e chirurgici che abbiamo qui, e Rebecca, che è rimasta con i piedi anteriori deformi per essere finita sotto una macchina.

Ma io la conosco bene la fiducia dei cani. E’ una delle cose più straordinarie che esistono. Da un certo momento in poi diventa qualcosa di incondizionato, il cane non ti chiederà più prove del fuoco, imparerà benissimo chi sei e cosa pretendi da lui. Imparerà il rumore dei tuoi passi, perché i passi sono tutti uguali solo per le persone, invece per i cani sono nomi. Anche il mio nome per tre settimane è stato un suono e sorrido, mi dico che sarebbe stato un altro nome se per esempio mi fossi portato un altro paio di scarpe, e questo non era esattamente un elemento che avevo valutato facendo la valigia. E chissà quante volte il mio nome sarà cambiato mentre perdevo pezzi di scarpe giorno dopo giorno, alla fine delle tre settimane le ho buttate (avrei fatto meglio a regalarle a Salvadora, una cagnetta tanto dispettosa a cui piacevano tanto), le ho demolite sui sampietrini di Mindelo, non tutte le strade sono asfaltate e i cani tirano. Purtroppo non sempre nella stessa direzione, anche questa è una malizia che si impara col tempo, accoppiare i cani tra di loro (nel senso di come sceglierli per farli passeggiare). Non è così facile come a dirlo. Però in questo modo io e Anita (la dog sitter numero novantuno, che mi ha raggiunto a lavori in corso) siamo riusciti a far camminare cagnetti che non muovevano un passo, perché troppo spaventati per le loro esperienze pregresse o poco più che cuccioli che per la prima volta mettevano zampa fuori dall’associazione  E’ bastato accoppiarli con altri cani che possedevano una sicurezza maggiore, hanno imparato un po’ come si impara ad andare in bicicletta, perché all’inizio sembrava tutta una questione di equilibrio, si sedevano, si alzavano, barcollavano e si sedevano ancora. Poi hanno imparato il trucco, hanno copiato dagli altri, hanno scoperto che liberazione è la passeggiata coi volontari e alla fine della terza settimana tiravano più di tutti, volavano. Penso che in assoluto non sia esistito nulla che mia abbia dato una soddisfazione più grande e credo di poter parlare anche a nome di Anita.

Andrea mentre gioca con Minnie, l'ultima arrivata

Andrea mentre gioca con Minnie, l’ultima arrivata

Poi, a metà della nostra permanenza a Mindelo, c’è stata la marcia, una parola che da sola ha fatto tremare quel che restava delle mie scarpe. Anche se non è stata una marcia chilometrica, anzi, il percorso previsto collegava l’associazione al club nautico, il luogo più chic di tutta Mindelo. Silvia ha precettato altri volontari capoverdiani, alcune ragazze portoghesi, un dispiegamento di forze di tutto rispetto insomma. Il colpo d’occhio è stato notevole sin da subito. Quasi tutti i cani dell’associazione a spasso in un colpo solo, per me e Anita (e per tutti gli altri) è stato come vincere il Jackpot al Casinò. Io e Silvia abbiamo fatto da battistrada, reggendo uno striscione di SI MA BO, il corteo che si apriva alle nostre spalle, per i colori e l’allegria, tanto mi sembrava quello di un carnevale, coi manifesti variopinti inneggianti il rispetto dei diritti degli animali, e in sottofondo quel sommesso parlottio tra cani e suole di scarpa.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

La marcia organizzata da SIMABO per sensibilizzare la popolazione nei confronti del problema del randagismo.

E che bello vedere una volta tanto Marta, la mia fidanzata, fuori dalle pareti dell’ambulatorio. Siamo stati fortunati io e lei, devo ammetterlo, e la fortuna, oltre all’aver trovato volontari favolosi con cui condividere quest’avventura, è stata l’esserci imbattuti in persone molto disponibili e in numero sufficiente da permetterci di avere un po’ di tempo tutto per noi due. Mindelo non è soltanto il posto giusto dove rompere un paio di scarpe. E’ un luogo meraviglioso, una piccola Cuba, una gemma caraibica, si mangia bene e ci si diverte un sacco. Abbiamo vissuto il Festival sulla nostra pelle, una gran bella esperienza, è difficile raccontare come ci si sente in una bolgia di capoverdiani, centinaia di persone raccolte sulla spiaggia di Baia Das Gatas, dove si radunano ogni anno per tre notti consecutive ad ascoltare musica Afro. Il sudore, i corpi, il fumo delle griglie, la volta boreale. Sarebbe stata una favola se non fosse stato per il tempo. E, nello specifico, i giorni. Tanto lenti sembravano all’inizio, quanto più frettolosi lo sono diventati da metà vacanza in poi. Ed il problema dei giorni si portava dietro un ulteriore problema. I cani. Soprattutto adesso che la loro fiducia nei nostri confronti si era trasformata in qualcosa di incondizionato. Io conoscevo tutti e novanta i loro nomi, e loro, appena sentivano i miei passi pronunciare il mio, si agitavano dietro le staccionate, aspettavano, mi venivano incontro. Avevo imparato come avvicinarli, loro avevano capito come mettere le zampette quando infilavo le pettorine. E un po’ mi vergognavo se pensavo che all’inizio li avevo definiti malamente “tante testoline che facevano capolino dietro i recinti e attraverso le porte”, adesso che li potevo chiamare tutti quanti, uno per uno, senza sbagliare un colpo: Samba, Londres, Rapido, Viola, Tarzan… e la piccola Minnie, l’ultima arrivata.

L'incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo.

L’incontro di Andrea e Viola a Malpensa. 8 mesi dopo il volontariato a Capo Verde. Un’esperienza che lascia il segno.

E’ stato a quel punto, quando eravamo agli sgoccioli della nostra permanenza a Mindelo, che sono stato assalito da quella domanda incredibile di cui dicevo. Dopo tre settimane a Capo Verde, infatti, mi rendevo conto di non aver mai pronunciato ai cani una sola parola che non fosse in italiano: “Andiamo”, “Fermi”, “Giù!”, “Basta!”.

Ma i cani capoverdiani che lingua parlavano? Ma lo capivano l’italiano? Forse preferivano il portoghese? O addirittura il creolo? Mi avranno preso per scemo?

VIola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti.

Viola, a sinistra, con la sorella Kiara, appena arrivate a SIMABO, in condizioni pietose, entravano in due in un trasportino per gatti. In quel momento nessuno avrebbe mai immaginato che la sua storia potesse finire in bellezza… Per i più è già una fortuna arrivare al rifugio… e rimanerci… Eh, sì, perché le adozioni locali spesso finiscono male, nonostante tutte le precauzioni, la selezione, le interviste con tutta la famiglia,  e i controlli periodici… Kiara era stata adottata ma è già stata restituita… meglio così che ri-abbandonata per strada come succede spesso… Se solo potessimo avere un rifugio più grande…

Nulla di tutto questo, mi sono risposto, quando ormai la nostra vita parallela si era già conclusa. Così l’ha definita Marta e credo ci abbia azzeccato in pieno. E’ così che ci si sente quando si arriva in fondo, basta un giorno in Italia e Capo Verde lo si vede non come qualcosa di vicino o di lontano, ma di parallelo. Un miraggio. E, proprio come un miraggio, distanze e proporzioni variano se cambia il punto di vista con cui lo si guarda. Domandarsi se quei cani meravigliosi mi abbiano mai deriso, credo sia il punto di vista più scorretto per rileggere la nostra esperienza SI MA BO. Quei cani non hanno mai pensato male di me, ne sono più che certo, mai! Mi avranno sempre considerato il migliore, come migliori lo sono stati anche tutti gli ottantanove dog sitter che mi hanno preceduto. Novanta numeri uno. E’ questa la logica assurda e bellissima dei cani. Adesso mi staranno ancora aspettando, me lo sento. Si fermano e ascoltano quale nome pronunciano i piedi in avvicinamento, e ogni volta si chiedono: ma sarà Andrea, questo? Speriamo di sì.

VIola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena

Viola, a destra, con la sorella Kiara, dopo qualche giorno nel pulito e con la pancia piena di pappa anziché di parassiti…

Lettera a un’amica – Storia di un’adozione

Juve sul suo divano a Bruxelles, in compagnia del gattone adottato in Serbia, anche lui... altro che  fortunello...

Juve sul suo divano a Bruxelles, in compagnia di Marina, la gattina (ora diventata una gattona) adottato da Edo in Serbia. Anche lei… altro che fortunella…

Per caso ho appena rivisto una tua vecchia foto, ne è passato di tempo…allora eri magra e la rogna stava cominciando ad attaccarti e presto avrebbe vinto la sua battaglia. Pur ritenendo di non aver fatto nulla di eccezionale, a volte mi domando se tu -ora che sei seduta sul divano davanti al camino- sia consapevole di aver vinto una specie di lotteria, di aver preso quel treno che passa una sola volta. Ma andiamo con ordine.
Le fantasie che accompagnavano i mesi precedenti la mia partenza per Capo Verde corrispondevano alle immagini che tutti conoscono e sognano sfogliando le riviste di viaggi. Il mare cristallino, le lunghe spiagge bianche e deserte, il clima eccezionale; naturalmente c’era anche l’impegno professionale con la Delegazione dell’Unione Europea, ma chi non sarebbe stato pieno d’entusiasmo sapendo che stava per passare l’autunno e l’inverno in un paradiso tropicale?
Ma mai avrei immaginato che quel piccolo puntino sull’atlante mi avrebbe presto regalato qualcosa di così speciale, un’amicizia di quelle più sincere.
Intanto le aspettative non restavano deluse. Certo, Praia, la capitale dell’arcipelago, la mia casa per quei mesi, viveva tutte le difficoltà delle grandi città: l’inquinamento, il traffico, la difficile gestione dei rifiuti e la criminalità in ascesa erano maggiormente percepiti rispetto ad altre località. Ma bastavano poche ore per essere dall’altra parte dell’isola o dell’arcipelago per godere appieno delle bellezze che la tua terra è capace di offrire.

Edo e Juve alla partenza per l'aeroporto! Ciao Juve!!!!!!! Spero tanto di rivederti, ma mai più qui!!!

Edo e Juve alla partenza per l’aeroporto! Ciao Juve!!!!!!! Spero tanto di rivederti, ma mai più qui!!!

Ma più passavano i giorni, più mi rendevo conto che esisteva anche un’altra città, un altro paese, che nell’indifferenza più generale si rendeva complice di un vero e proprio massacro contro chi non poteva difendersi.
Per quelle strade che tu conosci bene e che solo tu sai quante volte sono state teatro di violenza e di cattiveria, ma anche di giochi, di corse e di rifugio, ci sono tanti cani che ogni giorno lottano per sopravvivere. Alcuni alla ricerca di cibo vicino ai cassonetti, altri sdraiati all’ombra di qualche albero e piccoli gruppi che scelgono di vivere insieme e che si sono divisi i vari angoli delle strade. Tutti pronti a ricevere una carezza e che spesso, al contrario, ricevono un calcio, una pietra, una bastonata, persino una coltellata.

Juve alla Terrazza, l'ex B&B dove ora vengono ospitati i volontari del progetto. Max e Thomas l'hanno accolta senza alcun problema, del resto lei è proprio un pezzo di pane, come loro... tre delle poche decine di fortunati cui SIMABO è stata in grado di offrire cure, cibo e rifugio... speriamo di poter, co1n l'aiuto di tutti, aumentare presto questo numero.

Juve con Edo alla Terrazza, l’ex B&B dove ora vengono ospitati i volontari del progetto. Max e Forrest, due dei padroni di casa, l’hanno accolta senza alcun problemi, del resto lei è proprio un pezzo di pane, come loro…

Ma non basta. Chissà se ricordi ancora l’odore del veleno che evidentemente avevi imparato a riconoscere e ad evitare, ma che ogni notte faceva una strage tra i tuoi compagni di strada. E chissà se ricordi ancora il rumore di quei camion, le grida di quegli uomini (eh già, uomini…), il colpo di quelle spranghe e i lamenti che nella tua lingua significano dolore, sofferenza e angoscia.
Io e te ci siamo incontrati per la prima volta una mattina di novembre, la tua casa era un cantiere vicino al Ministero degli Esteri dove chissà quante volte hai trovato un riparo sicuro. Devo ammetterlo, sei stata tu ad adottarmi e a decidere che saremmo diventati amici e che, sì, eri proprio tu quel regalo -certamente il più bello- che quel puntino sull’atlante mi avrebbe donato.

Juve con Mel e Pichouli, i suoi inseparabili amici, che sono tuttora ospitati presso il rifugio di SIMABO. Sullo sfondo, i resti dei 16 camion di immondizia che ingombravano la cosiddetta "sede nuova" prima del nostro ingresso.

Juve con Mel e Pichouli, i suoi inseparabili amici, che sono tuttora ospitati presso il rifugio di SIMABO. Sullo sfondo, i resti dei 16 camion di immondizia che ingombravano la cosiddetta “sede nuova” prima del nostro ingresso.

Li ricordo bene quei momenti: chi mi diceva che ero matto, chi che sarebbe stato impossibile, chi che “tanto non cambierà niente” (e per essere coerente, non faceva niente per cambiare qualcosa). Troppo tardi, la decisione era già stata presa o, meglio, tu avevi già deciso e -per non lasciare nulla al caso- avevi fatto in modo che i due tuoi inseparabili compagni trovassero lentamente quella fiducia verso chi appariva così simile a tutti gli altri, ma che sapevi che avrebbe fatto sì che anche per loro le strade di Praia diventassero solo un brutto ricordo una volta affidati a Silvia e a Paolo.

Juve con i suoi nuovi compagni di vita a Bruxelles.

Juve con i suoi nuovi compagni di vita a Bruxelles.


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